Metastorie: fantasmi a Trieste e semi di odio (che germogliano benissimo)

kkk

Trieste. Fantasmi balcanici scomodi eppure comodissimi. Le insidie dell’ideologia del decoro e l’insospettabile uso repressivo di una spugnetta. L’ascesa di una destra che non sa di esserlo, o non se ne preoccupa.
Le metanarrazioni che si trovano su Giap sono da sempre tra le cose più interessanti che leggo in rete. Sono meta-narrazioni perché sono veri e propri reportage giornalistici che scelgono l’efficacissima forma dello pseudoracconto perché è proprio così che si possono mostrare altre narrazioni, insidiose proprio perché occultate.

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Tecnomorfi – quinta parte

soylent green

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5. NASCITA DELLA MENTE ALVEARE

 

Eppure, la bellezza di internet è un concetto così somigliante a un dogma che quando lo vediamo criticato in maniera radicale la prima reazione è quasi sempre di rifiuto. Non si tratta solo del fatto che il ciberspazio è diventato nel corso di un paio di decenni uno dei luoghi più confortevoli del mondo, ma della nascita di un vero e proprio macro-frame, una narrazione che è sostenuta e sponsorizzata da un coro di voci sempre più nutrito; voci spesso insospettabili. È proprio in questo frame che è inscritto il movimento di Grillo e Casaleggio, una cornice di pensiero che ha alcuni tratti sostanziali in comune con quelli di una nuova religione. E forse, per quanto assurdo possa sembrare, potrebbe alla fine trattarsi proprio di questo. Proviamo adesso a staccarci dal Movimento 5 Stelle e a disegnare sinteticamente i vertici di questa cornice, i nodi di questo frame. Raccontando una favola che sa molto di fantascienza.

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Tecnomorfi – quarta parte

spacesuit

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4. LA FAVOLA DI INTERNET

L’incontro tra Grillo e Casaleggio è l’incontro tra l’istinto e il calcolo. Grillo non comprende all’inizio il potere del web. Deve arrivare Casaleggio a farglielo capire. Che sia stato l’uno ad andare dall’altro o viceversa ha poca importanza. È possibile vederla, retrospettivamente, come una reazione chimica che prima o poi si sarebbe innescata. Grillo smette il suo atteggiamento luddista nei confronti dei computer e comincia a diffondere i primordi di un nuovo Verbo: la Rete – come la chiama lui – è cosa buona e giusta.

Sono venti anni che questo meme sta acquistando potenza e, benché oggi esistano alcune interessanti voci critiche, non si è ancora arrestato né lo farà per molto tempo. Malgrado sia un difficile oggetto di discussione se internet ci abbia reso più liberi e/o più intelligenti, l’opinione massivamente recepita è che invece questo sia successo. Continua a leggere