Il ritorno dello Stato forte

polishing the eagle

L’intemperanza della storia parla per bocca dei visionari. Malgrado l’altisonanza di questa frase, nel suo significato c’è ben poco di affascinante, di romantico o di nobilitante. L’intemperanza della storia è, né più né meno, lo schizofrenico movimento per cui, come diceva un altro folle come Hegel, ogni momento pone le basi per la sua stessa successiva negazione, preparandosi a diventare altro (senza annullarsi, anzi trovando così conferma ontologica, particolare interessante), e poi, quasi sempre, di nuovo quello precedente. Sempre diverso, sempre lo stesso. I visionari, che di questa dinamica da disturbo bipolare parlano spesso senza neppure saperlo, sono a volte persone normalissime e insospettabili. Come la neoeletta capogruppo alla Camera del Movimento 5 Stelle.

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In culo a Benigni

spooky bunnyman

(Ovvero: cose da dire sulla Costituzione se non si è giullari di corte)

Il 5 dicembre 1946 la Sottocommissione, incaricata all’interno della Commissione dei 75 (cosiddetta dal numero dei componenti) di elaborare la prima parte della Costituzione Italiana, inserisce nel Progetto di Costituzione, al 2° comma dell’art. 50, la seguente disposizione:

“Quando i pubblici poteri violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è diritto e dovere del cittadino”.

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