Un giallo pallosissimo

chickenman

Il post che segue è comparso venerdì 17 gennaio su Goofynomics, il blog di Alberto Bagnai. Lo rimbalzo volentieri su queste pagine perché è il perfetto controcanto, complementare e rettificatore, di un altro intervento, anche questo ospitato su A costo zero all’interno della cornice costruita da una domanda impellente e insieme inquietante. Cosa è successo alla sinistra?

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Effetto clessidra

mcdonald

Leggo da Micromega un articolo di Marco Revelli, sociologo e storico, docente di scienza della politica all’Università del Piemonte Orientale, pubblicato originariamente sul Manifesto del 13 dicembre.

Oltre alla puntualità delle sue osservazioni (Revelli è quello che, non unico né ultimo, punta il dito su alcuni interessantissimi parallelismi tra Italia di adesso e Germania negli anni della Repubblica di Weimar, quello che scrive: “Hitler ha vinto perché dall’altra parte non c’era più nulla”), rimango colpito dalle precise pennellate con cui dipinge e caratterizza la fetta di società che si sta mettendo sotto i riflettori con le agitazioni di questi giorni. Insomma la faccenda dei forconi.

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Il conflitto e la fuga

british

Nell’intervista rilasciata dal collettivo Wu Ming a Repubblica qualche giorno fa si rispolvera la connessione tra sinistra e conflitto. La consapevolezza del quale, dicono gli autori, è fondamentale nel caso ci si voglia ancora chiedere che cosa significhi stare a sinistra e a sinistra schierarsi. Una delle frasi più efficaci compare a metà dell’intervista:

“La sinistra senza la consapevolezza del conflitto diventa il manuale delle Giovani marmotte”.

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