Metastorie: fantasmi a Trieste e semi di odio (che germogliano benissimo)

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Trieste. Fantasmi balcanici scomodi eppure comodissimi. Le insidie dell’ideologia del decoro e l’insospettabile uso repressivo di una spugnetta. L’ascesa di una destra che non sa di esserlo, o non se ne preoccupa.
Le metanarrazioni che si trovano su Giap sono da sempre tra le cose più interessanti che leggo in rete. Sono meta-narrazioni perché sono veri e propri reportage giornalistici che scelgono l’efficacissima forma dello pseudoracconto perché è proprio così che si possono mostrare altre narrazioni, insidiose proprio perché occultate.

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Effetto clessidra

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Leggo da Micromega un articolo di Marco Revelli, sociologo e storico, docente di scienza della politica all’Università del Piemonte Orientale, pubblicato originariamente sul Manifesto del 13 dicembre.

Oltre alla puntualità delle sue osservazioni (Revelli è quello che, non unico né ultimo, punta il dito su alcuni interessantissimi parallelismi tra Italia di adesso e Germania negli anni della Repubblica di Weimar, quello che scrive: “Hitler ha vinto perché dall’altra parte non c’era più nulla”), rimango colpito dalle precise pennellate con cui dipinge e caratterizza la fetta di società che si sta mettendo sotto i riflettori con le agitazioni di questi giorni. Insomma la faccenda dei forconi.

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Su Argentina, Chiesa e Bergoglio

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Una sola certezza, per ora. I preti davvero vicini alla gente li trovi in basso, così in basso che spesso finiscono schiacciati, come Enrique Angelelli. Più si sale in alto nella gerarchia più si arriva vicini a Dio, ma si prendono le distanze da quella pericolosa zavorra che sono i repressi e i perseguitati. E’ dunque la Chiesa stessa, con la sua struttura verticale, a mantenere un’intollerabile distanza tra l’uomo e il divino.
Questo post proviene da thisishooverville: è uno degli articoli più misurati e lucidi finora usciti su questo ustionante argomento.

Note per rimettermi in ordine le idee sull’ex cardinale Jorge Mario Bergoglio, da due giorni papa Francesco. Non credo fossero in molti a conoscere il suo nome prima dell’altroieri, io lo conoscevo. Anni fa, lavoravo per realizzare un documentario sulla dittatura argentina, in particolare sulle complicità e i rapporti che ha avuto con l’Italia, i governi e le autorità diplomatiche, le industrie italiane, la P2. Anche, pur se in misura minore, ci occupavamo della Chiesa cattolica. Il documentario poi non lo abbiamo mai finito.

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