Agli ordini del generale Algoritmo

strangelove

Nel 1980 Michael Crichton scrisse uno dei suoi romanzi migliori, Congo. Uno dei paragrafi più interessanti in quel libro già interessante si intitolava Guerra alla velocità della luce. Lo trascrivo quasi per intero, perché vale la pena di leggerlo.

Nel gennaio del 1979, deponendo davanti alla Sottocommissione per le forze armate del Senato, il generale Franklin F. Martin dell’Ente Progetto per le Ricerche Avanzate (ARPA) del Pentagono disse: «Stiamo entrando in un’epoca in cui la semplice potenza distruttiva di un’arma sarà meno importante della sua velocità e della sua intelligenza».

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Tecnomorfi – quinta parte

soylent green

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5. NASCITA DELLA MENTE ALVEARE

 

Eppure, la bellezza di internet è un concetto così somigliante a un dogma che quando lo vediamo criticato in maniera radicale la prima reazione è quasi sempre di rifiuto. Non si tratta solo del fatto che il ciberspazio è diventato nel corso di un paio di decenni uno dei luoghi più confortevoli del mondo, ma della nascita di un vero e proprio macro-frame, una narrazione che è sostenuta e sponsorizzata da un coro di voci sempre più nutrito; voci spesso insospettabili. È proprio in questo frame che è inscritto il movimento di Grillo e Casaleggio, una cornice di pensiero che ha alcuni tratti sostanziali in comune con quelli di una nuova religione. E forse, per quanto assurdo possa sembrare, potrebbe alla fine trattarsi proprio di questo. Proviamo adesso a staccarci dal Movimento 5 Stelle e a disegnare sinteticamente i vertici di questa cornice, i nodi di questo frame. Raccontando una favola che sa molto di fantascienza.

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Tecnomorfi – quarta parte

spacesuit

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4. LA FAVOLA DI INTERNET

L’incontro tra Grillo e Casaleggio è l’incontro tra l’istinto e il calcolo. Grillo non comprende all’inizio il potere del web. Deve arrivare Casaleggio a farglielo capire. Che sia stato l’uno ad andare dall’altro o viceversa ha poca importanza. È possibile vederla, retrospettivamente, come una reazione chimica che prima o poi si sarebbe innescata. Grillo smette il suo atteggiamento luddista nei confronti dei computer e comincia a diffondere i primordi di un nuovo Verbo: la Rete – come la chiama lui – è cosa buona e giusta.

Sono venti anni che questo meme sta acquistando potenza e, benché oggi esistano alcune interessanti voci critiche, non si è ancora arrestato né lo farà per molto tempo. Malgrado sia un difficile oggetto di discussione se internet ci abbia reso più liberi e/o più intelligenti, l’opinione massivamente recepita è che invece questo sia successo. Continua a leggere