S’è fatta una certa

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Ancora sul papa. Non è per fervore mangiapretistico, piuttosto per la personale necessità di chiarire (e chiarirmi: ché uno quando scrive prima di tutto le cose le chiarisce a se stesso) che la diffidenza provata nei confronti di Bergoglio ha radici profondamente politiche, innaffiate dai nubifragi di entusiasmo che sembrano adesso provenire dagli ambienti più insospettabili. Ossia da quegli stessi settori della società che fino all’altro ieri erano nel mirino della Chiesa.

Prendo in  prestito le parole di Albert Einstein, grande produttore di aforismi prêt-àporter: “Non possiamo pretendere di risolvere i problemi pensando allo stesso modo di quando li abbiamo creati”. Il punto è proprio questo, un punto squisitamente politico.

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Su Argentina, Chiesa e Bergoglio

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Una sola certezza, per ora. I preti davvero vicini alla gente li trovi in basso, così in basso che spesso finiscono schiacciati, come Enrique Angelelli. Più si sale in alto nella gerarchia più si arriva vicini a Dio, ma si prendono le distanze da quella pericolosa zavorra che sono i repressi e i perseguitati. E’ dunque la Chiesa stessa, con la sua struttura verticale, a mantenere un’intollerabile distanza tra l’uomo e il divino.
Questo post proviene da thisishooverville: è uno degli articoli più misurati e lucidi finora usciti su questo ustionante argomento.

Note per rimettermi in ordine le idee sull’ex cardinale Jorge Mario Bergoglio, da due giorni papa Francesco. Non credo fossero in molti a conoscere il suo nome prima dell’altroieri, io lo conoscevo. Anni fa, lavoravo per realizzare un documentario sulla dittatura argentina, in particolare sulle complicità e i rapporti che ha avuto con l’Italia, i governi e le autorità diplomatiche, le industrie italiane, la P2. Anche, pur se in misura minore, ci occupavamo della Chiesa cattolica. Il documentario poi non lo abbiamo mai finito.

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