Sull’essere bravi

UK1940

Guardare la biomassa intellettuale italiana che fa tetraedro attorno all’establishment, che si trasforma in anticorpo contro le aggressioni esterne, è come guardare un film horror. Però è anche interessante analizzare le sue strategie. Vengono fuori cose ancora più orride.

Si rimprovera a Chiara Di Domenico di aver sbagliato bersaglio. Prendo a esempio le parole di Massimo Gramellini, che parla di “olezzo di forca” per aver esposto al “rischio di linciaggio” la figlia di Pietro Ichino. Dice che essere “figli di” non è né una colpa né un merito. Dice che è “pericoloso titillare la rabbia generale usando la scorciatoia dell’invidia sociale”. Però alla fine del suo post bipolare precisa che oggi anche Maradona resterebbe in panchina tutta la vita, se non fosse figlio di un altro Maradona.

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In culo a Benigni

spooky bunnyman

(Ovvero: cose da dire sulla Costituzione se non si è giullari di corte)

Il 5 dicembre 1946 la Sottocommissione, incaricata all’interno della Commissione dei 75 (cosiddetta dal numero dei componenti) di elaborare la prima parte della Costituzione Italiana, inserisce nel Progetto di Costituzione, al 2° comma dell’art. 50, la seguente disposizione:

“Quando i pubblici poteri violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è diritto e dovere del cittadino”.

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