Estinzione per debiti

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Tra qualche migliaio di anni qualcuno ci studierà come noi oggi studiamo i dinosauri. Perché non esistono più gli uomini? Perché si sono estinti. Perche si sono estinti? Per i debiti. Ecco, non un meteorite o una glaciazione, come per i T-Rex; molto più squallidamente, i buffi. Troppi, fino a morirne.

Che il debito fosse qualcosa di letale, non solo per il singolo che lo contrae, ma per il sistema intero che si destabilizza, è una consapevolezza che apparteneva già alla saggezza degli antichi. Il primo esempio di codice della storia dell’umanità, quello di Hammurabi, risalente al 1750 a.C., già prevedeva una normativa che ribilanciasse le polarizzazioni della ricchezza create dal debito; polarizzazioni che, se non controllate, potevano sfasciare la struttura sociale. La pratica della tabula rasa, ossia la cancellazione del debito degli agricoltori in caso di calamità naturali era pratica comune già allora e tale rimase anche ai tempi, per dirne un’altra, del faraone Bakenranef (700 a.C.). Costui era un tipo parecchio lucido per essere un dio in terra. Dovendo affrontare un’invasione dalla vicina Etiopia, proclamò l’amnistia dei debiti e in seguito abolì la schiavitù da indebitamento. Il suo principio era adamantino: il corpo dei cittadini (che all’occasione diventavano guerrieri e proteggevano la nazione) doveva appartenere allo Stato. Non era ammissibile che finissero in galera per debiti contratti da privati. La cui avidità avrebbe potuto mettere in pericolo la stessa stabilità sociale. Anche gli imperatori romani bruciavano i registri fiscali per prevenire una crisi.

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