La variabile invariante

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Lo scenario post elezioni è ancora caldo fumante, con la terribile prospettiva dell’ingovernabilità e l’impossibilità formale di uno scioglimento delle camere, almeno fino a maggio, per via del semestre bianco. Però qualche ipotesi e qualche valutazione si possono fare. L’importante è tener conto di tutte le variabili, non solo quelle in primo piano, e saper interpretare bene i numeri andando oltre l’aritmetica. Perché se è verissimo che il M5S è il primo partito e i numeri parlano chiaro, è anche vero che la politica non è fatta dai numeri ma, come ogni altra cosa, dalla loro corretta interpretazione.

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Grillo, Berlusconi e le tattiche di guerriglia mediatica

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È parecchio tempo che studio il fenomeno Grillo. Quando ci fu l’exploit di Lega e Forza Italia ero troppo giovane e scemo e mi sono perso l’unica ventata di novità nel panorama politico italiano dal dopoguerra. A questo giro ho deciso di strabuzzare gli occhi e drizzare le antenne. Il paragone secondo me non è così peregrino come potrebbe sembrare. Analizzando soltanto le strutture formali della comunicazione e del rapporto con il pubblico, c’è un’enormità di assonanze. Perché anche Lega e FI, cioè Berlusconi, avevano reimpostato un rapporto con la gente, con la base, col territorio, che i grandi partiti tradizionali avevano da lungo perso e mai ritrovato. Tuttora abbiamo un PD che insegue le scie producendo slogan, spot e coreografie che nel migliore dei casi stringono il cuore, nel peggiore attivano la peristalsi intestinale.

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Il signor Bersaglio

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Ancora una volta il signor Bersaglio ha colto nel segno. La sua strategia è semplice e perfetta. Parlare bene di Mussolini nel giorno della Memoria. 24 ore dopo buona parte della biomassa mediatica scocca le sue frecce di indignazione e sarcasmo.

Una tecnica che funziona sempre, quella del nemico facile. Facile da individuare, coi suoi colori variopinti, facile da attaccare, con le frasi infelici, gli atteggiamenti trash, le eccentricità, le intemperanze sessuali. Lui però è solo parte del meccanismo. Oltre il bersaglio serve chi lo punta, c’è bisogno del dito, non solo della luna. L’esercito dei puntatori è enorme. Va dal Grande Partito Azienda (il Pd e le sue emanazioni) agli intellettuali organici al sistema, come li chiamerebbe Gramsci, fino a tutti coloro che in una maniera o nell’altra fanno antiberlusconismo militante. In questa categoria rientra anche gente come Grillo o lo stesso Monti, ovviamente.

La chiamano la mossa Kansas City. Ti fanno guardare da una parte, ma il bello (brutto) arriva da un’altra.

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