Lo sterco del diavolo

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Cos’è il denaro? Cos’era all’inizio, e cos’è diventato oggi? A volte farsi domande ovvie aiuta a scoprire verità tutt’altro che ovvie. La finanza, oggi, è quella scienza (sic) che permette un uso del denaro finalizzato a depravazioni come la vendita allo scoperto, in inglese chiamata short selling.

La vendita allo scoperto è una delle idee più malate di tutta la nostra cultura economica, perché con un trucco perfettamente legale eppure diabolico (l’aggettivo è più calzante di quanto possa sembrare) permette a un operatore di comprare beni finanziari, ossia titoli, DOPO averli venduti (una spiegazione dettagliata ma semplice la fornisce wikipedia).

Proprio così. Nella finanza moderna è possibile prima vendere una cosa e poi comprarla. Quella stessa cosa.

Perché mai qualcuno dovrebbe avere bisogno di fare una roba del genere?

Il motivo è concettualmente semplice, in effetti. Si inverte il corretto ordine dei due fattori commerciali (acquisto e vendita) quando a essere invertito è il risultato che si vuole ottenere. Dal momento che stiamo parlando di mercato finanziario, il risultato sperato è che i titoli crollino, o quantomeno perdano valore. Infatti l’unico motivo per cui io dovrei voler comprare una cosa dopo averla venduta è nella speranza che il valore di tale bene sia diminuito nel frattempo. Vendo (prima) a molto, comprando (dopo) a poco.

La freccia del tempo è stata invertita.

Eccola, la depravazione legale. Abbiamo inventato un modo tramite cui fare soldi sulla cattiva sorte di uno o più attori finanziari. È stato possibile attraverso successivi livelli di astrazione rispetto al terreno della cosiddetta economia reale, e questo è perfettamente evidente quando si approfondisce il meccanismo della vendita allo scoperto. Essa infatti non sarebbe possibile se non intervenisse un terzo attore, un mediatore che, essendo neutro tanto rispetto alle sorti dei titoli in gioco quanto a quelle dello speculatore che egli aiuta, crei con il suo ruolo attivo una sorta di intercapedine virtuale, una interdimensionalità artificiale il cui effetto è quello di distorcere il naturale rapporto che correrebbe altrimenti tra i due attori. Ecco perché l’aggettivo di poco prima (“diabolico”) è calzante: nell’etimo greco il diavolo è “colui che si mette di traverso”.

E quale sarebbe tale “naturale” rapporto? Quello, peraltro ovvio, secondo cui io posso scommettere – in senso finanziario – solo sul buon andamento degli affari del mio prossimo, non sul suo fallimento, temporaneo o definitivo che sia. In questo senso, insomma, naturale vale come “virtuoso”: scommettere sulla prosperità di un altro significa partecipare, emotivamente ancor prima che economicamente, al suo benessere, e così dovrebbe sempre e soltanto essere. Perché se partecipo del suo successo in senso positivo, significa che del suo fallimento io ho di che soffrire. Poco, magari solo per un fugace momento di pura empatia, ma certo non ho modo né motivo di avvantaggiarmi.

Lo short selling è proprio questo: avvantaggiarsi degli svantaggi altrui. Non però nel senso arcaico della semplice scommessa, ambito in cui lo scommettitore è estraneo al gioco. Il problema è proprio questo: in finanza i giocatori sono tutti coinvolti, e hanno, molto spesso, la possibilità di influire sulle sorti delle aziende sui cui titoli stanno scommettendo. A volte con un semplice annuncio privo di fondamento, e chi studia la storia dei mercati finanziari lo sa bene. Il crollo delle tigri asiatiche del ’97 è solo un esempio di cosa succede se si diffondono voci negli ambienti giusti: l’effetto amplificazione e il risultato slavina spesso sono assicurati, se chi ne ha facoltà non fa nulla per intervenire, o per ignavia o perché a sua volta ha da guadagnarci.

Questo meccanismo finanziario, una volta aperto e analizzato nei suoi termini più elementari, si rivela per quello che è realmente: una perversione su così tanti livelli che, una volta che ci si riflette, vengono i brividi a pensare che roba del genere sia legale, accettata in maniera pressoché unanime ed effettivamente usata per accumulare ricchezze senza fare nulla che assomigli minimamente a una vera attività lavorativa o produttiva.

Quando dico “pressoché unanime” penso oggi a una persona in particolare. Si chiama Davide Serra, ed è uno dei più importanti advisor finanziari del presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Serra ha guadagnato un sacco di soldi come scopertista delle azioni del Monte dei Paschi di Siena, istituto bancario storicamente in quota alla sinistra parlamentare. Ma guarda che caso.

Renzi, proprio lui. Proprio l’alfiere del partito ora al governo, quel partito che non si preoccupa più di esibire la parola “sinistra” neppure nel nome – e a ragione, visto che cosa è diventato, e vicende come questa lo confermano – eppure prende il 41% dei voti da gente che preferisce affidarsi a inerzie pseudo-ideologiche o a nostalgie familiari (“voto PD perché in casa s’è sempre votato così”, mi son sentito persino dire) invece di fare lo sforzo di capire quale mostro schifoso sia diventato il nostro partito di maggioranza.

Invito caldamente alla lettura di questo articolo, perché con i suoi link interni riassume bene la vicenda Serra-Renzi-Consob-Bini Smaghi-MPS e fa riflettere sulla vera natura di chi oggi sta guidando in maniera sempre più autocratica l’Italia. Cioè noi tutti, a meno che non ce ne andassimo all’estero. Ma in tal caso sarebbe abbandono di campo.

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