Le virtù nascoste di una Lady italiana

samurai

 

Sei giorni fa così si è espresso in una nota ufficiale il nostro Capo di Stato:

 “L’Italia ha ottenuto un importante riconoscimento e, soprattutto, ha dato un positivo contributo alla soluzione del problema dei nuovi incarichi di vertice dell’Unione Europea”.

Abbiamo tutti tirato un sospiro di sollievo nel leggere queste parole. Non c’è alcun dubbio infatti che uno dei problemi che più affliggono l’Italia – come l’UE tutta – è quello… dei nuovi incarichi al vertice dell’Unione Europea.

Mica pinzillacchere come la deflazione, la disoccupazione, no: le poltrone più in alto. Così prosegue il più onorevole tra gli onorevoli:

 “È stata infatti apprezzata l’indicazione, da parte del governo italiano, di una candidatura femminile del livello richiesto per l’Alto Rappresentante della politica estera e di sicurezza comune. L’onorevole Federica Mogherini si è indubbiamente fatta apprezzare nel concerto europeo esercitando, dall’inizio del 2014, con impegno e competenza le funzioni di ministro degli Esteri italiano”.

Chi sia Federica Mogherini non ci vuol molto a scoprirlo. A parte la nomina con cui Renzi l’ha fatta ministro degli Affari Esteri, è una che è sempre andata alle feste giuste sin da piccola. Fino a quando, sei giorni fa, è stata nominata Lady Pesc. Di che tipo di poltrona al vertice si parli ce lo spiega succintamente un vecchio articolo del Corriere:

Lo chiamano «Mr Pesc», che è l’ acronimo per Politica estera e di sicurezza comune. Dovrebbe essere il volto e la voce dell’ Unione in materia di politica estera, la risposta alla famosa battuta di Henry Kissinger: «Quando voglio parlare con l’ Europa, non so mai a chi devo telefonare». Ma il ruolo e le funzioni dell’ Alto rappresentante restano oscure, come il nomignolo che gli hanno affibbiato. La carica è stata creata con il Trattato di Amsterdam per cercare di dare un minimo di coordinamento alla politica estera europea dopo i cocenti fallimenti della crisi jugoslava. Si trattava di uno schiaffo evidente alla Commissione. Ma, a quel tempo, l’ esecutivo comunitario era guidato da Jacques Santer, che a prendere schiaffi dalle capitali c’ era abituato. L’ Alto rappresentante è nominato direttamente dai governi dei Quindici e risponde solo ed esclusivamente a loro. Non deve ricevere l’ investitura dal Parlamento europeo, contrariamente al presidente della Commissione. Non ha alcun obbligo giuridico di coordinare il proprio operato con l’ esecutivo comunitario. La poltrona, tuttavia, è di quelle che contano. L’ Alto rappresentante, infatti, ha anche l’ incarico formale di segretario generale del consiglio dei ministri dell’ Unione (anche se i compiti operativi del segretariato sono assolti da un vicesegretario generale). Inoltre, poiché si occupa anche di difesa oltre che di politica estera, è anche segretario generale dell’ Ueo, il braccio militare dell’ Unione.

 

Finito quel sospiro di sollievo, tutti torniamo a occuparci dei nostri casi, dopo aver constatato per l’ennesima volta che nel mondo iperuranio dell’alta politica le cose non funzionano come nel mondo vero, dove succedono altre cose e si fa festa per tutt’altri motivi. Eppure in alcuni di noi resta un dubbio: chi è e che cosa fa realmente Mogherini? Cosa si cela dietro quel nomignolo (Pesc) tutto sommato abbastanza buffo da suonare innocuo?

Io almeno la domanda ho cominciato a farmela quando la neo-lady si è lanciata in una dichiarazione molto impegnativa appena due giorni dopo:

“La Russia non è più un partner strategico, e allo stato attuale non c’è più un partenariato tra l’Unione europea e la Federazione”.

Perfetto. Non è neppure formalmente in carica, eppure la voce che – ufficialmente – parla a nome dell’Europa Unita già prende una posizione netta e anche impegnativa sul complicato scacchiere della nuova crisi ucraina. Se leggete la stampa nostrana, si dice che l’abbia fatto anche per rintuzzare le accuse di filorussismo (si dirà così?) che si portava appresso.

Ma se passate in rassegna fonti anglofone la storia diventa molto più intrigante. O meglio, inquietante.

Di lei si trovano tracce in due cablo classificati e finiti su Wikileaks. Il primo è del 24 aprile 2006. Nel sommario si legge:

PolOff met with Democrats of the Left (DS) International Affairs Director and possible future senior MFA official Luciano Vecchi April 24 to discuss Hamas, government formation, Iraq, Russia and Kosovo. Vecchi was accompanied by Federica Megherini [sic]. PolOff congratulated Vecchi on the Union coalition’s confirmed electoral victory in the April 9-10 parliamentary elections and stated that the U.S. government looked forward to working with the new government.

“PolOff” è un termine che sta per political officer, e designa il rappresentante politico o il funzionario di un’ambasciata europea che perfino nel cablo confidenziale deve rimanere riservato. Quindi PolOff incontra Luciano Vecchi, che è accompagnato dalla nostra lady, e insieme parlano di queste cose:

-Hamas;

-la formazione del nuovo governo con Romano Prodi;

-Iraq, Russia e Kosovo.

Nel cablo si legge che a un certo punto lei prende la parola sulla questione Hamas:

At the same time, Mogherini said much of Hamas’ electoral support came not from Islamic extremists but from common Palestinians disillusioned with the management of the Palestinian territories by Al Fatah. She said the Quartet’s other goal must be to prevent Hamas from consolidating that support.

Tradotto: nello stesso tempo, Mogherini ha detto che molto del supporto elettorale di Hamas non è arrivato da estremisti islamici, ma da comuni palestinesi disillusi dalla gestione di Al Fatah dei territori palestinesi. Ha affermato che l’altro obiettivo del Quartetto deve essere impedire ad Hamas di consolidare questo supporto.

Lascio a chi legge le ovvie riflessioni su cosa significhi fare in modo che a sorreggere Hamas elettoralmente siano gli estremisti piuttosto che i palestinesi moderati. Per inciso, il Quartetto è un gruppo diplomatico “informale” (sic) formato da rappresentanti di America, Russia, UE e ONU, il cui mandato è “aiutare le negoziazioni di pace in medio oriente, e fornire supporto allo sviluppo economico e istituzionale della Palestina in vista di un futuro riconoscimento come stato sovrano e indipendente”. Scopi che senza il minimo dubbio saranno più vicini al raggiungimento, una volta che si ingrossi la base integralista di Hamas a scapito di quella moderata. O no?

Teniamo da parte questo primo cablo. La storia si snoda e bisogna passare agli altri punti della trama, cercando di non dimenticarne nessuno.

Nel secondo cablo rivelato da wikileaks (tra l’ambasciatore USA in Italia Spogli il segretario di Stato Condoleeza Rice) Mogherini è citata in quanto partecipante a un incontro con un certo Kurt Volker a maggio 2006, quindi poco dopo la data del primo cablo. Tale Volker aveva un programma di incontri pubblici (stampa, organizzazioni, centri di studio, tutto molto di rappresentanza a base di chiacchiere e cene) e un altro di incontri riservati. La futura Lady Pesc rientrava nel giro di incontri riservati, in cui Volker conferì con esponenti del ministero degli Esteri e con rappresentanti della nuova maggioranza così come era venuta fuori dalle elezioni (PD e Margherita). Mogherini è, di nuovo insieme a Luciano Vecchi, scelta come rappresentanza del PD.

Se leggete il cablo, fondamentalmente viene fuori che con quegli incontri Volker cercava – e otteneva – la rassicurazione che il nuovo governo non avrebbe modificato minimamente la linea di accondiscendenza nei confronti dell’agenda geopolitica NATO:

Kurt Volker met May 8-9 with a cross-section of political and MFA representatives and stressed to elected GOI leaders the importance of continued cooperation on Iraq, Iran, Afghanistan, the Balkans and other global issues.

 

He said that Italy would remain an important ally but there should be careful coordination and no surprises – particularly on Iraq, Iran and the Israeli – Palestinian conflict.

 

Romano Prodi, leader of the winning coalition and the next likely PM of Italy, welcomed the message and said his government looked forward to working closely with the USG.

 

Margherita party members echoed that sentiment and added that the new center-left governing coalition would not end Italy’s engagement in Iraq, but transition its presence toward reconstruction and training for Iraqi security forces.

 

Ovvero: tutto continuerà ad andare come prima riguardo alla politica e alle operazioni in zone sensibili come Iraq, Iran, i Balcani, senza sorprese, con il massimo accordo con il lavoro del governo americano.

Di per sé questa cosa dimostra per l’ennesima volta la posizione supina dell’Italia nei confronti degli USA, particolarmente indigesta dal momento che proviene da una coalizione che si fregia dell’appellativo “centro-sinistra”, ma tant’è, siamo abituati. Più interessante è notare come Mogherini, malgrado la sua giovane età, sia perfettamente integrata e integrabile nella condotta di politica estera che agli USA piace, tanto da sposare, come si vede dal primo cablo, le mire statunitensi che, mentre formalmente vanno in cerca di una soluzione pacifica al problema palestinese, in realtà tendono a destabilizzare ulteriormente l’area soffiando sul fuoco dell’estremismo. Una politica, quella della tensione sotterranea, che l’America ha sempre mostrato di amare, da Gladio al disastro dell’Iraq, tanto per fare due esempi. Insomma, la futura Lady Pesc è una con le carte in regola, è una dei “nostri”, deve aver pensato Volker.

Ma chi è Kurt Volker?

È il direttore del John McCain Institute for International Leadership. Un potente thik tank di matrice repubblicana che indirizza le linee di strategia in politica estera seguite dall’amministrazione Obama (che però sulla carta sarebbe democratico… risate dal loggione…). Il centro di McCain sembra metterci lo zampino tutte le volte che si tratta di spingere un regime a mutare in direzioni confacenti alla politica americana. L’esempio che più ci interessa in questo momento è quello dell’Ucraina.

Nel 2013 Volker è in azione a Kiev, al seguito della rappresentante della Segreteria di Stato americana Victoria Nuland. I due si danno un gran da fare per assistere il processo di democratizzazione di questo paese che ha il solo “difetto” di voler diventare più europeo, sganciandosi dalla morsa imperialistica russa. Ricordate le proteste di Euromaidan?

La cosa interessante, per capire chi sia la Nuland, è che a febbraio scorso è diventata sua malgrado protagonista di una gaffe internazionale per una sua conversazione telefonica intercettata e poi riportata su YouTube. Parlava con l’ambasciatore USA in Ucraina, tale Pyatt, e si discuteva su quale fosse la fazione politica da appoggiare per consentire la formazione di un nuovo governo in Ucraina. La parte che hanno riportato i giornali è stato quel “si fotta l’UE!”, che la dice lunga sulle vere priorità americane in questo gioco. Infatti le priorità sono ben altre che accontentare l’Europa. Come ha detto la Nuland: “Yats is the guy”, e Yats sta per Yatseniuk, ovvero Arsenij Yacenjuk, il quale solo poche settimane dopo diventa effettivamente primo ministro ucraino e ci rimane anche dopo che a luglio prova a dimettersi, perché gli vengono respinte le dimissioni. Dopotutto, se la Segreteria di Stato americana dice che lui è quello giusto, allora deve restare.

Una strada idea, quella di democratizzazione dell’Ucraina, se poi chi viene messo a capo del governo è uno selezionato dagli Stati Uniti (tra poco vedremo anche come è stato selezionato).

Una strana idea di Alto rappresentante per la politica estera in Europa se la nomina viene data a una che accompagnava la Nuland, la quale dice chiaro e tondo “si fotta l’UE!”.

Perché, guarda caso, la Nuland a febbraio a Kiev non c’era mica andata da sola. Era accompagnata da Mogherini. Ancora lei.

La storia si allarga. cominciamo a vedere degli scorci di realtà geopolitica più ampi, e in questi scorci si vede la pressione fatta dagli USA per pilotare la situazione ucraina, ma non dall’altro ieri, e con metodi che definire poco puliti è un eufemismo. In effetti, si tratta di una storia che va avanti da un sacco di tempo. I tre articoli seguenti sono illuminanti in tal senso:

America backed fascists in Ukraine 70 years ago

President Obama’s former foreign policy adviser said in 1997 that US had to gain control of Ukraine

E date un’occhiata alla foto del terzo articolo, prima ancora che al testo.

Si vede John McCain, il falco della politica estera a stelle e strisce, in una foto evidentemente ufficiale, che fa comunella con Yaceniuk (“Yats is the guy”) e un altro tipo, Oleh Tyahnybok.

E adesso chi diavolo è ‘sto Oleh Tyahnybok?

Nientemeno che il leader del partito ultradestra Svoboda. Svoboda, a cui appartiene – sarà un caso? – lo stesso Yats (!!!), ha attualmente 37 seggi nel parlamento di Kiev, e uno dei suoi deputati è un altro ceffo di nome Yuriy Mykhalchyshyn, che, come si legge in questo articolo, pare uno a cui piace molto citare Goebbels, e che costituisce l’anello di giunzione tra Svoboda e Settore Destro, una formazione di “nazionalisti autonomi” col culto della violenza.
A proposito di Tyahnybok. Questo è un pezzo della Reuters che parla della gaffe di Nuland, ovvero la telefonata intercettata di prima. Guardate la foto, osservate chi c’è alla sua sinistra. È proprio lui, Tyahnybok, e a destra c’è il caro Yats. Amicizie imbarazzanti? A guardare lei non sembrerebbe.

Il punto è che tutta questa feccia politica (val la pena notare che Tyahnybok di Svoboda va in giro dicendo che bisogna liberare l’Ucraina dalla mafia giudaico-moscovita) è stata protagonista delle proteste di Euromaidan, che sono culminate con la destituzione di Yanukovic, presidente filorusso. Un esito che Putin prima di tutti, ma anche altri osservatori, pure italiani, considerano a tutti gli effetti quello di un colpo di stato. Soprattutto, tale feccia è stata supportata dal lavoro instancabile dei gruppi di pressione americani, sia non governativi (si fa per dire) come quello di McCain, sia quelli ufficiali come la Segreteria di Stato (Victoria Nuland). Il tutto perché la situazione politica in Ucraina prendesse la direzione che agli USA piaceva.

Al momento attuale non dovrebbe essere motivo di stupore per nessuno che gli americani usino mezzi del genere per plasmare le istituzioni di paesi geopoliticamente importanti finché non assumono forme a loro congeniali. La stessa situazione si può vedere oltretutto realizzata nella storia del Medio Oriente, essendo quello dell’ISIS solo il capitolo più recente e più folle. Son cose che ormai non fanno più effetto neppure ai complottisti, le ha ammesse tranquillamente anche Hilary Clinton.

Uno al massimo può chiedersi perché per gli USA sia tanto importante l’Ucraina, ma in tal caso non ha letto l’articolo linkato più sopra, quello in cui l’ex consulente di Obama nonché eminenza altissima nel mondo delle geostrategie yankee, Zibì Brzezinski, spiega che la casella ucraina è di massima rilevanza nello scacchiere globale. Perché? perché l’Ucraina è di fondamentale importanza per l’assetto russo, è fondamentale che essa resti nell’area di influenza di Mosca. Il più grande cuscinetto tra Russia e Nato.

Tra l’altro, uno dei motivi per cui la caduta del regime sovietico avvenne in maniera fluida fu che ci fu un gentlemen agreement tra USA e URSS, in cui l’America assicurò che l’espansione Nato non sarebbe avanzata di un centimetro verso i paesi dell’ormai ex blocco sovietico. Gorbaciov fece a fidarsi, ma avrebbe voluto che un accordo del genere fosse messo per iscritto, invece nulla. E infatti non ci vuole molto a controllare su internet su come il patto atlantico si sia allargato dopo il crollo del muro di Berlino. Questo articolo del Washington blog è illuminante in tal senso, e vale la pena leggere anch’esso per intero.

Servisse altro per convincersi della sporca politica messa in atto da parte del mondo neocon statunitense (e dei suoi scherani europei), riporto anche una lettera aperta  molto interessante, scritta da veterani dell’intelligence e dell’esercito USA, e indirizzata nientemeno ad Angela Merkel. Lettera che chiede in maniera anche accorata di riconsiderare le voci sparse dalle fonti americane sul fatto che la Russia stia “invadendo” l’Ucraina. Dette voci sarebbero, a detta loro, fonte di un lavoro di sofisticazione, in altre parole: maledette bugie.

La politica di espansione imperialista, a suon di complesso militare-industriale, provocazioni come quella di cui abbiamo appena letto, e manovre occulte per i cambi di regime, non si è mai arrestata a Washington. Neppure dopo la fine della guerra fredda. Anzi. Esiste un istituto di ricerca che si chiama Project for a New American Century (PNAC), che è nato nel 1997. Fate un salto in rete e cercate le voci più o meno ufficiali su questo progetto (attenzione: il sito web ufficiale è stato sospeso, ma a parte un interessante documentario di un’ora e mezza c’è parecchia roba sul PNAC, ammesso che vogliate leggerla in inglese). A quanto pare, tra i fondatori del PNAC sembra esserci un certo Robert Kagan. Tutto torna, perché Kagan è il marito di Victoria “Fuck UE” Nuland.

Tutto torna ancora di più, perché l’accompagnatrice di Nuland a Kiev, la nostra Lady Pesc, è stata scelta a occupare il posto di ministro degli Esteri da Matteo Renzi. E Renzi conta tra i suoi più influenti advisor gente parecchio interessante, come Yoram Gutgeld, Marco Carrai e Michael Ledeen. Soffermiamoci per un attimo su quest’ultimo, così da chiudere il cerchio, finalmente, su questa narrazione della realtà.

Prima di tutto, Michael Ledeen aderisce al PNAC, come il marito della Nuland. È davvero piccolo il mondo, vero?

Due articoli su Ledeen:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-01-15/i-due-consiglieri-atlantici-e-opposti-sindaco-064225.shtml?uuid=ABU5pop&p=2

http://www.movisol.org/12news193.htm

E una nota ironica. Nel pezzo del Sole si legge un gustoso scambio di battute tra l’intervistatore e Ledeen:

Chiediamo allora a Ledeen di che cosa parla con Renzi. «Delle cose che forse mi illudo di conoscere – Medio Oriente, Russia, chi sale e chi scende nella scena politica americana».
E Renzi cosa le dice?
«Quando siamo insieme per lo più mi fa domande… Ma se continuiamo a parlare vuol dire che le mie risposte gli vanno bene».

Non credo ci fossero dubbi su chi sia, tra Renzi e Ledeen, quello che parla e quello che sta a sentire.

Dopo questo lungo excursus possiamo quindi chiudere il cerchio e tornare alle parole di congratulazioni di Napolitano, infine cogliendone il vero senso.

Abbiamo un alto rappresentante della politica estera europea che è stata svezzata a incontri con influenti direttori di think-tank americani neocon (Volker) e a viaggi al seguito di funzionari governativi USA (Nuland) che, insieme con quei direttori, brigavano supportando frange estremiste e brutali affinché consolidassero la loro posizione politica (Yatseniuk, Svoboda, il Settore Destro) in Ucraina, gli stessi funzionari governativi che mandano privatamente affanculo l’UE se non è allineata con le esigenze americane.

La stessa gente che sta premendo per intensificare le tensioni con la Russia.

E Mogherini è stata svezzata bene, e si vede.

“La russia non è più nostro partner commerciale strategico”.

Insomma, Napolitano aveva ogni motivo di essere felice per la nomina di Mogherini, perché se sono felici gli americani, che ci guidano da sempre, allora lo siamo anche noi fedeli sudditi alleati. Dove ci stiano guidando è cosa di poco conto, lo è sempre stata.

 

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foto: Samurai Takasugi Shinsaku. Late Edo period.1860’s, Japan

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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3 thoughts on “Le virtù nascoste di una Lady italiana

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