Ex post

Dinosaur

Ti spiego un’infallibile ricetta per trasformare le parole in soldi.

La conosco: scrivi un bestseller, tipo Dan Brown, Grisham o Saviano.

No. Banale e impreciso. La gente non si sa mai quello che gli va di leggere. Troppo rischioso scrivere un mappazzone che poi stampi abbattendo alberi, consumando inchiostro, e poi nessuno se lo compra perché hai sbagliato i colori dello sfondo nella copertina. No, qui si parla di una ricetta davvero potente, che trasforma in soldi le parole quale che siano, non parole ben messe, ben scritte, ponderate. Ché anche un libro di Moccia comunque lo devi saper scrivere, sennò saremmo tutti Moccia.

E allora?

Fai così. Metti su un movimento politico sfruttando l’abbrivo della popolarità di un ex comico che nei suoi spettacoli vomita rabbia contro i potenti. Gli metti accanto un team di gente che sa parecchio di comunicazione sui (apro un sacco di virgolette) nuovi media (virgolette chiuse). Quindi apri un blog. La crew che segue il comico, che ora si chiama guru, sa obiettivamente il fatto suo. Hanno soldi e know-how sufficiente per pompare il blog di steroidi e farlo diventare più o meno artificialmente uno dei blog più seguiti d’Italia.

Ok. E poi?

Ora inizia il bello. Perché la macchina politica è in funzione, e tra poco arriva a pieno regime. Il bello sai qual è? Che l’unico organo di comunicazione ufficiale e rappresentanza di un movimento politico di portata nazionale è un blog. Non una testata cartacea.

Ma un blog è gratis. La testata porta soldi ogni copia venduta.

Non afferri il punto.

Ah, già, gli spazi pubblicitari.

No, non ci siamo. Anche Vanity Fair, l’house organ del Pd, ha gli spazi pubblicitari, e costano pure tanto. Ciò che conta è che se un soggetto così potente da un punto di vista comunicativo (parliamo di un movimento che è finito in parlamento con un boom inaspettato di voti) si esprime fondamentalmente attraverso una finestra gratuita, l’affluenza sarà totale, completa, in teoria sempre crescente, inarrestabile.

Perché è gratis.

Perché è gratis, ma non solo. Perché la gratuità incontra anche un altro perno fondamentale: la voglia di ogni persona su internet di essere un comunicatore. È una voglia anch’essa inarrestabile. Così succede quanto segue. Il Guru (o chi per lui) posta un articolo quale che sia. Mettiamo però, per amor di ipotesi, che si tratti di qualcosa di eclatante, assurdo, tipo una roba palesemente razzista. Palesemente, eppure con una qualche scappatoia dialettica anche grossolana che permetta una seconda lettura non poi così razzista, a beneficio dei supporter. Un’uscita di sicurezza, insomma. Che cosa accade? Che il blog convoglierà l’attenzione non solo dei sostenitori, che lo affolleranno anche solo per dibattere tra loro (è una provocazione argutissima! No è proprio razzismo! Macchè, è ironia, cretino chi non lo capisce), ma, e qui la vera genialata, anche dei detrattori. Che non vedranno l’ora di detrarre facendosi loro stessi veicoli dell’articolo incriminato solo per dire al loro pubblico personale: guardate che schifo, io l’ho scovato, io ve lo faccio vedere, ve l’avevo detto che quel guru è proprio un razzista eccetera eccetera.

Insomma si fa leva sulle velleità della gente di diventare dei ripetitori.

Esatto. Naturalmente essi diranno: io non sto facendo pubblicità al blog, anzi, sto proprio puntando il dito sulla merda in esso contenuta. Però…

Però queste sono solo chiacchiere.

Per di più ex post, cioè spiegazioni a cosa già avvenuta. Hanno lo stesso valore del chiudere il famoso recinto dopo che i buoi son scappati. Il danno, cioè l’aver rimbalzato il post al proprio pubblico, è già fatto. Si è già diventati parte del processo di ripetizione. Del perché il singolo lo abbia fatto non frega niente a nessuno, men che meno al guru stesso. Che conta proprio su questo meccanismo per avere un numero sempre più alto di click sul suo blog. E un numero sempre più alto di euro che finiscono nelle sue tasche. Nota bene: le sue tasche, non quelle del movimento. Tutti pensavano che fosse una questione di politica. Invece è sempre e solo stata una questione di soldi. Infatti mica ci sta il guru in parlamento.

Questa cosa è diabolica. Non si può arrestare in qualche modo?

In teoria sì. Ma va contro le impostazioni di base della società così come è adesso. Si può arrestare solo se si assume un punto di vista antitetico e un po’ eretico.

Cioè?

Che ogni vettore deve sentirsi responsabile per la diffusione del messaggio che ripete, almeno per quel segmento di strada, piccolo o grande che sia, che grazie a lui il messaggio percorre.

Ok, ma in pratica?

In pratica è l’uovo di Colombo della comunicazione. Come in un racconto di fantasmi, di quelli old style, i fantasmi possono farti male solo se ci credi. Sei tu che dai loro la forza. Se guardi negli occhi il fantasma e gli dici: tu non esisti, quello scompare. Stessa cosa per un blog, un articolo di giornale, un ingiuria, una pubblicità, un messaggio qualsiasi insomma. Il messaggio vive, proprio come un meme, nella testa delle persone nelle quali si insinua. Se si spezza il meccanismo comunicativo il meme non si replica, ed è la cosa peggiore che puoi fargli. Che poi un messaggio, o un meme, per certi versi è come una persona.

Sarebbe a dire?

Ciò che lo uccide è l’indifferenza.

•••

Foto • dinosauri in trasferta

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10 thoughts on “Ex post

    • Guarda, facciamo così: elimina la frase ” Tutti pensavano che fosse una questione di politica. Invece è sempre e solo stata una questione di soldi. Infatti mica ci sta il guru in parlamento”. Quella infatti è una mia provocazione. Mantieni però tutto il resto, che non mi sembra sia smentibile fino a prova contraria. Il senso del post non si sbilancia di una virgola. E ricorda anche che il Movimento è – a quanto ne so – l’unico partito che nel suo logo ufficiale ha stampata la pubblicità, cioè l’url, del sito di Grillo.
      Naturalmente dovesse venire fuori che effettivamente i soldi del blog vanno al movimento mi produrrò in smentite ufficiali e scuse pubbliche.

      • “I proventi deglli introiti pubblicitari del blog di Beppe Grillo non sono utilizzati per finanziare il MoVimento 5 Stelle.
        Il M5S si finanzia con il lavoro e le piccole donazioni volontarie degli attivisti di tutta Italia.”
        Lo staff di Beppe Grillo

  1. Ci riprovo: la tua tesi è che il movimento 5 stelle esiste e fa politica così che Grillo si possa arricchire con il blog? Te lo chiedo perché dal mio punto di vista è una tesi mortificante. Come sostenere che il Partito comunista italiano esisteva per fare da quinta colonna a un’eventuale invasione sovietica.

    • no, quello è un effetto collaterale. m5s esiste e fa politica per abbandono di campo dell’avversario. sempre meglio che lavorare.

    • Ci riprovo anche io 🙂
      Il m5s esiste dall’altro ieri, da quando un tipo che di mestiere fa lobbying su internet (è abbastanza facile scoprire chi è e chi c’è dietro Casaleggio) ha fatto capire a Grillo che si poteva creare una macchina capace di trasformare il consenso in denaro. Non si tratta di un partito storico, e comunque anche i partiti storici come il Pd possono subire nel corso del tempo mutazioni artificiali che trasformano i loro mandati tradizionali in cose orribili (tipo fornire un’opposizione fantoccio a chi se la può permettere). Quanto ho scritto è – a quanto pare – perfettamente confermato dallo stesso staff di Grillo, e a mio avviso dovrebbe mettere una pesantissima parola fine sulla questione. Perchè il movimento dovrebbe chiedere soldi ai suoi militanti per le campagne, gli allestimenti, i comizi, mentre il guadagno che si crea anche grazie al lavoro di quei militanti finisce dritto nelle tasche di quel già-miliardario?
      Infine, capisco che la tesi possa riuscirti mortificante, ma dire che questa tesi non sta in piedi perchè mortificante è secondo me una linea argomentativa debolissima. Le tesi corrispondono a verità o meno indipendentemente da come il loro contenuto ci fa sentire emotivamente.
      Un altro esempio: “Mi stai dicendo che un intero partito politico, che ha segnato vent’anni di storia d’Italia, esiste soltanto per fare gli interessi di Berlusconi e salvarlo dalla prigione?”
      Grazie per i tuoi commenti.

  2. Intendevo mortificante per te, non per me. Trovo che il fatto che il blog di Grillo abbia della pubblicità e che gli introiti di questa pubblicità finiscano nelle casse della società che gestisce il blog stesso sia un effetto collaterale di un consenso politico che si è tradotto nel più grande movimento politico italiano dalla fine della seconda guerra mondiale. Invece la tua tesi, e quella a quanto mi sembra di capire dei tuoi supporter, è che questo movimento con i suoi milioni di elettori, esiste solo in funzione di arricchire Casaleggio e Grillo. Trovo che questa considerazione, legittima quanto si vuole e magari, chi lo sa, persino in parte giusta, sia un chiaro esempio di una idea di politica del mondo che non mi appartiene.

  3. Ogni dietrologia è debita.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/21/grillo-risponde-a-gabanelli-blog-in-perdita-da-anni-buco-coperto-da-casaleggio/600766/

    Si può credere ciò che si vuole, che Grillo sia al soldo degli israeliani, che Casaleggio sia un uomo della Cia, che mio zio peppino in gioventù fosse batman. D’altronde c’è gente che crede a gesù, giuseppe e maria. Però io per rispetto non passo il tempo a dimostrare ai cattolici che dio non esiste, anche perché è indimostrabile. Ho postato il link a un articolo del Fatto che riporta le dichiarazioni di Grillo (peraltro argomentate più volte in campagna elettorale). Certo, parole di Grillo, quindi di nessun valore (anche se immagino che per altri come me un valore ce l’abbiano). Ma restiamo al punto. Tu sostieni – e non sono stato smentito – che il M5S esiste per far arricchire Grillo e Casaleggio. Ora, a parte che di metodi per «arricchirsi» ce ne sono mi pare di più semplici, non è tanto un problema di «uscire le prove», ma di una idea del mondo che si ha. Io non credo che Forza Italia sia nata per salvare Berlusconi dal carcere, credo sia stato – ed è – un effetto collaterale. Non credo che si sia fondato il PD per poter accedere ai fondi inutilizzati della Margherita, anche se poi è successo. Non credo che Antonio Di Pietro abbia fondato l’Italia dei Valori con lo scopo di dare un posto in Regione al figlio grassottello, anche se poi è successo pure questo. Così come non credo che il M5S sia nato per arricchire Grillo e Casaleggio (ammesso e non concesso che sia vero).

    La dietrologia è interessante perché rivela più cose su chi la pratica che sull’argomento in questione. Per esempio i vari dietrologi che sostengono che l’11 settembre sia stata «cosa americana» stanno sostenendo in realtà una visione razzista del mondo dove ai popoli oppressi dall’imperialismo americano non è concesso neanche di realizzare un attentato senza che in realtà siano gli stessi americani a farlo. D’altronde a via Fani «non potevano essere solo» le BR, perché quell’azione necessitava di un alto livello organizzativo, e quindi dentro Cia, Kgb, Mossad, Olp e chi ne ha più ne metta… solo per negare che il proletariato incazzato può fare la rivoluzione e organizzare attentati e rapimenti pure «fatti bene».

    Allora mi chiedo, a chi giova – dal tuo punto di vista – inseguire queste tesi sul M5S? È un movimento composto da migliaia e migliaia di iscritti, compreso il sottoscritto, dove nessuno tira fuori un euro che non serva a finanziare l’attività di base. Io sono iscritto e non ho pagato niente. I miei soldi a Grillo/Casaleggio non sono andati. Certo, dici tu, potrei aver cliccato un banner da qualche parte. E quindi, rispondo io, e quindi? Ogni lista M5S sostiene se stessa, ogni evento è finanziato o meno dalla base locale. Se uno ha soldi li mette se non li ha non li mette. Beppe Grillo, che personalmente stimo, si è speso moltissimo, mettendo in gioco tutta la sua vita e quella della sua famiglia. E tu davvero pensi che tutto questo è stato fatto per mettersi in tasca qualche migliaio di euro?

    • Io non sono dietrologo, io sono un cospirazionista, termine deprecato che nella mia accezione denota una persona che si è rotta il cazzo di tagliarsi col rasoio di Ockham. Si è cioè stufata di sentirsi ammannire sempre la spiegazione “più semplice”, quando le altre sono reputate poco credibili, poco rispettabili, non ufficiali o “mortificanti”. Se una spiegazione è poco rispettabile mi incuriosisce, perchè tutto ciò che non è rispettabile lo fa, perchè io stesso, per primo, non sono rispettabile e in questo mondo poco mi interessa di esserlo. Un cospirazionista, se è intellettualmente onesto e serio, è un buffo individuo che ancora crede nell’umanità, e in essa comunque spera. È uno, per esempio, che respinge la versione ufficiale dell’11 settembre perchè non accetta l’idea che la più grande nazione del mondo da un punto di vista militare-industriale, sia stata sderenata nel cuore stesso della sua più importante città da un mucchio di guerriglieri armati di tagliaunghie comandati da un vecchio (che forse era un fantasma ben prima della sua stranissima uccisione) nascosto in una grotta a respirare da una bombola d’ossigeno. E questo non perchè tale individuo cospirazionista pensi che le cause dei palestinesi non siano sacrosante, o che il vero terrorismo non sia quello delle nazioni più forti, quello istituzionale, quello che sta all’Onu o al Wto. Semplicemente, è uno che crede che certe tragedie (come il collasso politico ed economico dell’Unione Europea) non possono semplicemente avvenire per caso, perché i grandi decisori hanno fatto male i conti dopo solo dieci anni di moneta unica. “Per caso” significa ritenere davvero l’umanità un branco di idioti senza cervello. “Per complotto” significa credere che qualcuno, comunque, un cervello ce l’ha e lo usa, fondamentalmente per impedire a tutti gli altri di usare il loro. È uno, parimenti, che sorride all’idea che nella costruzione a tavolino di un progetto politico l’arricchimento ulteriore del suo fondatore sia da considerarsi un “effetto collaterale”. Fatico a trovare casi e vicende (al di là magari di qualche biografia d’artista, ma qui si parla di politica) in cui fare soldi sia un semplice effetto collaterale. Sorrido, ma senza malizia, a questa tua espressione.
      Comunque, quali ritengo siano i “veri” motivi per cui sia stato creato in vitro il movimento 5 stelle li ho già esposti altrove in questo mio spazio (vedi i post “La variabile invariante” e la parte iniziale dei “Tecnomorfi”), ché se mi limitassi a seguire i soldi sarei magari un passabile giornalaro ma un rozzo cospirazionista. Il M5S, riassumo qui in una riga, nasce dall’esigenza di rastrellare le forze più attive e reattive della società e sequestrarle all’interno di un recinto, in modo da ricompattare il sistema e stabilizzarlo (tesi già esposta da Wu Ming, gente dalla pasta cerebrale ben più fine di quella del sottoscritto). È la strategia degli opposti estremismi, che tu conosci benissimo, solo next level, perché siamo in un mondo next level, quello in cui, per dirla con Brecht, non serve far cadere le teste per tenere in piedi le dittature, basta renderle inservibili. Infatti è stato lo stesso Grillo a dire che senza il suo movimento ci sarebbero forze eversive e armate nelle strade. Vedi come è cambiata analogamente la storia? Non ci sono più ON e BR, quindi non serve più la legge Reale (o Gladio). Basta un movimento, un antipartito, a disinnescare le potenzialità di rivoluzione della gente.
      Infine una precisazione. Il fatto che tu come moltissimi altri non abbia messo un euro di tasca tua per sovvenzionare il movimento è dal mio punto di vista irrilevante come il fatto – continuamente ripetuto da molti – che i soldi che vanno a Grillo non siano di provenienza pubblica. Semplicemente non è di questo che sto parlando. Sto parlando della stortura – non legale, ma morale – per cui una persona già ampiamente benestante trasforma grazie al blog il lavoro di militanti (che ci credono sinceramente e sono persone degne di rispetto quasi sempre) in una fonte di ulteriore reddito per sé. Che ne è del tuo sdegno per la mancanza di una adeguata redistribuzione delle ricchezze? A maggior ragione, se si tratta solo “di qualche migliaio di euro”, perché il buon Grillo non le rimette in circolo? I suoi conti in banca neppure se ne accorgerebbero, ma magari qualche attivista che si paga il viaggio con fatica per andare ad allestire i banchetti o i palchi per i comizi del guru, lui sì se ne accorgerebbe. Né posso accettare l’idea che la pubblicità sia solo un modo per appianare il buco di bilancio di un blog in perdita, quando si tratta da sempre di uno dei blog più visitati d’Italia, gestito da gente che di web marketing ci mastica eccome. Fosse davvero così, Casaleggio e i suoi perderebbero d’un tratto ogni autorevolezza nell’unico settore di cui essi si dicono esperti. Ma di nuovo, non è questo il caso, e sempre in “Tecnomorfi” si esamina brevemente chi sono e cosa fanno i “quattro ragazzi di Grillo”. Il quale, come dici tu alla fine, “si è speso moltissimo, mettendo in gioco tutta la sua vita e quella della sua famiglia”. A questa visuale prova accostare la mia: non ha messo in gioco nulla che non gli sia tornato indietro moltiplicato. Non parlo solo dei fottutissimi soldi. Parlo di potere. Il potere di avere non più sostenitori, ma adepti, accoliti, seguaci (il fanatismo di molti grillini è obiettivamente impressionante); il potere di arrivare al Quirinale in SUV scuro (ma lui non era contro le macchine? Le piste ciclabili non occupano pagine e pagine del suo programma insieme alle energie alternative e rinnovabili?) e in giacca e cravatta e andare a conferire con lo stesso Napolitano che si può permettere di dileggiare a giorni alterni. Il potere di avere il mondo della stampa nazionale e internazionale che pende dalle sue labbra; il potere di dare la linea a un movimento politico che ha il 25% dei consensi; il potere di dire chi deve stare dentro e chi deve stare fuori. Rifai le somme: quando quello che ti torna indietro è così tanto rispetto a quanto messo, non si tratta né di spesa né tantomeno di sacrificio, ma di investimento, un investimento di cui per ora lui è l’unico, o quasi, a beneficiare.

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