La forza non si improvvisa

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Il problema dei parlamentari a 5 stelle è che sono trainati da due motori divaricanti: da una parte l’impostazione, più volte dichiarata e ribadita, di valutare volta per volta proposte e leggi indipendentemente dalla loro provenienza (vedi il “modello Sicilia”, vedi le dichiarazioni di Crimi in conferenza stampa). Da un’altra il dover mantenere un atteggiamento di rigorosa chiusura nei confronti di “quelli che ci hanno portato in queste condizioni”, e cioè Pdl e Pd, non mostrando segni di possibili accordi o aperture soprattutto nei confronti di quest’ultimo.

Tale contraddizione è stata perfettamente sfruttata da chi aveva l’astuzia e l’esperienza per farlo, col risultato di aver fiaccato il Movimento su sue fronti: internamente, perché basta curiosare in rete per vedere base ed elettorato gli uni contro gli altri (grazie anche alle esternazioni del leader che butta napalm sul fuoco), commenti demoralizzati e vesti stracciate. Esternamente, ovvero sul piano delle strategie politiche, perché adesso l’asse di potere del Pd si è rafforzato, andando da Napolitano a Boldrini e passando per Grasso.

A mio avviso, sul fronte tattico sarebbe stata una decisione migliore tenere ferma l’impostazione intransigente. Non solo perché le differenze tra Schifani e Grasso sono più formali che altro (entrambi sono asset berlusconiani, vedi qui e qui), ma anche perché avrebbero tenuta integra una delle caratteristiche che hanno portato quei parlamentari a essere eletti. Ossia il principio del “Con voi mai, senza se e senza ma”, continuamente megafonata da Grillo.

Il problema è che per poter fare questo è necessario avere una determinazione blindata e una scorza altrettanto dura, qualcosa che si ottiene col tempo e l’esperienza, ma soprattutto si forgia attraverso la costruzione dell’autostima di gruppo e della percezione del gruppo stesso come un qualcosa di forte, compatto e deciso. Invece questi ragazzi hanno dovuto organizzare una riunione dopo le elezioni perché neppure si conoscevano tra loro. In più bastava osservarli nelle (rare) dichiarazioni alla stampa per capire che l’unica cosa che potevano sbandierare entrando alle Camere era il loro candore, non la fermezza delle loro idee personali. Decideremo tutti insieme, rispondevano ai giornalisti.

Alla lunga questo continuo appellarsi all’“intelligenza collettiva” si sta rivelando per quello che era: una disperata e comprensibile esigenza di essere coperti e protetti dal gruppo, che all’occorrenza avrebbe fornito idee e soluzioni. Il gruppo però non esiste, almeno non nel senso in cui loro lo invocano. Non è qualcosa che preesiste l’individuo, anzi è la forza di questo che definisce quella della comunità (che in passato sarebbe stata chiamata “partito”, ma siamo ormai ai tempi del neo-italiano). Non si può cercare quel tipo di forza in una collettività ancora così astratta. Infatti alcuni sono andati in pezzi, altri hanno detto che non avrebbero avuto il coraggio di tornare a casa se fossero stati “complici” della rielezione di Schifani.

Questa mancanza di forza deriva dalla mancanza di training politico, cavallo di battaglia di Grillo, che l’ha sempre spacciata per una romantica innocenza. Nel migliore dei casi si tratta di un errore di un’ingenuità imperdonabile. Nel peggiore, un cinico calcolo da parte di chi aveva capito con quali simbolismi si poteva ammaliare l’elettorato. Infatti dopo aver vinto le elezioni partono le richieste di candidature per assistenti parlamentari anche molto esperti e specializzati: sono necessari. Perché «È tutto più complesso di come sembra» spiega Vito Crimi. Ma pensa un po’.

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One thought on “La forza non si improvvisa

  1. dalla pagina ufficiale Facebook di Vito Crimi il 17 marzo 2013:

    «Provo a spiegare a tutti cosa è successo ieri sperando di rispondere alle numerose domande e non scrivo da portavoce ma da semplice soggetto coinvolto nelle vicende in prima persona
    Prima la cronaca e poi le considerazioni.
    Alle 14.00 è finita la prima noiosa ma estenuante seduta mattutina che ci ha portati ad un ennesimo nulla di fatto e l’individuazione dei due candidati che sarebbero andati al ballottaggio Grasso e Schifani.
    Ci siamo subito riuniti, ci siamo fatti portare panini e acqua nella stanza, e confrontati a lungo fino alle 16.30 orario di ripresa dei lavori… senza il tempo per poter approntare uno streaming ne poter interpellare in modo attendibile la rete…
    Ci si è confrontati in modo molto animato, purtroppo abbiamo i giornalisti pure dietro le porte ad origliare che non capiscono che si tratta di una cosa normalissima, il confronto di idee, e lanciavano agenzie parlando di spaccature e divisioni semplicemente perché alcuni di noi avevano idee differenti.
    Il confronto è stato molto sentito, ha coinvolto nel profondo molti di noi, ci sono stati momenti anche di commozione ed emozione forte, è stato comunque un altissimo momento di democrazia aldilà di ogni altra considerazione, un gruppo di persone che si confronta e prova a trovare una sintesi o una decisione a maggioranza.
    Alla fine si è deciso di votare per alzata di mano tre opzioni: 1) Votare Grasso 2) Lasciare libertà di voto 3) Non votare ne Grasso ne Schifani (scheda bianca, nulla, con scritto Orellana, non votare erano tutte opzioni equivalenti ai fini della terza opzione)
    Su ogni opzione si è votato liberamente, senza il vincolo che chi votava per una non potesse votare per l’altra, e per ciascuna si è cercata una maggioranza, e la maggioranza assoluta ha votato per la terza opzione.
    Qualcuno, prima di uscire ha dichiarato in modo netto che malgrado la decisione non avrebbe mai e poi mai potuto essere complice dell’elezione di Schifani alla presidenza del Senato…. E così probabilmente alcuni di noi hanno scelto di votare Grasso.
    Questo atto è sicuramente una violazione del regolamento del nostro gruppo parlamentare, confermo in ogni parola quanto scritto da Beppe Grillo nel suo minipost, e chi viola il regolamento del gruppo automaticamente si può ritenerne escluso. Ma non me la sento, in questo caso specifico, di crocifiggere o mettere alla gogna chi ha fatto questa scelta, sia perché è stato il primo vero appuntamento con questa realtà, sia perché ho vissuto in prima persona come è maturata in alcune persone questa scelta.
    Ma perché si è arrivati a questo punto? Quali le motivazioni?
    Siamo caduti in una trappola, è inutile nasconderlo, dei vecchi volponi della politica. Due foglie di fico, presentabili meglio di altre, con le quali hanno cercato di metterci, in particolare al Senato, di fronte ad un ricatto morale, un ricatto che ci poneva nelle condizioni di essere determinanti per una eventuale rielezione dell’impresentabile Schifani, mettendo alcuni di noi nelle condizioni di dover scegliere se consentirlo o impedirlo a tutti i costi.
    Un ricatto morale che ha portato alcuni di noi a fare questa scelta con sofferenza, ho visto persone mature piangere mentre sostenevano che non sarebbero mai più potuti tornare nelle loro terre se per colpa loro Schifani fosse tornato ad essere presidente, che non si sarebbero mai perdonati e pertanto avrebbero preferito votare Grasso e pagarne le conseguenze a testa alta. E le stanno pagando… il tritacarne mediatico e degli attivisti è in corso.
    Una scelta a mio avviso sbagliata, in quanto si è trattato di un gioco di forza tra PDmenoelle e PDL, con in mezzo i montiani a far pesare il loro ruolo… usando due foglie di fico come paravento, un alogica che non ci appartiene.
    Avremmo dovuto capirlo subito, ma noi siamo così, ingenui, entusiasti, pensiamo di poter scalare l’everest con le infradito… Sono sicuro che ce la faremo prima o poi (a scalare l’everest con le infradito), ma forse abbiamo bisogno di allenamento…
    Spero che tutti quelli che hanno chiesto la testa di queste persone si rendano conto della pressione che stiamo subendo, della situazione fuori dall’ordinario in cui ci si trova, catapultati in un mondo in cui siamo come degli alieni, le famiglie lontane, mille pensieri per la testa…
    Ci chiedete la diretta streaming, ci chiedete il coinvolgimento, vorrei solo dirvi che in questo momento stiamo ancora cercando di orientarci senza perderci in quei palazzi, cercando di capire come e dove riusciremo ad intervenire, ci si ritrova a prendere decisioni in tempi rapidissimi.
    Ci stiamo attrezzando per essere più coinvolgenti e per farvi assistere più frequentemente ai nostri incontri tramite lo streaming, ma ancora non abbiamo un ufficio o sala riunione definitiva (non lo avremo per qualche settimana), non abbiamo attrezzature se non le nostre personali, e i collaboratori che ci aiuteranno in questo, vi chiediamo di pazientare, il bello deve ancora venire e ne abbiamo di cose da fare…»

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