Il sistema bancario ombra

lady e skeleton

[il post che segue è un collage di articoli trovati in rete sullo SHADOW BANKING SYSTEM]

LE FINANZE INVISIBILI
di Geoffrey Geuens
eldiplo.org

I socialisti europei denunciano duramente “la finanza” che governa il mondo senza alcuna restrizione e che invece sarebbe opportuno regolamentare meglio. Inoltre, bisognerebbe sapere di cosa e di chi stiamo parlando; poiché l’immagine eterea dei “mercati” lascia nell’ombra i veri beneficiari della crisi e delle misure di austerità in corso.

Jean Peyrelevade, passato dalla banca pubblica alla finanza privata, e da François Mitterrand a M. François Bayrou, spiegava nel 2005: “Il capitalismo non è più identificabile. […] Con chi si rompe quando si rompe con il capitalismo? Quali istituzioni bisogna attaccare per mettere fine alla dittatura del mercato, fluido, globale e anonimo?”. L’ex-direttore aggiunto del gabinetto del primo ministro Pierre Maruroy concludeva: “Marx è impotente di fronte a un nemico non identificabile” (1).

Ci stupisce davvero che un rappresentante dell’alta finanza – presidente di Banca Leonardo France (famiglie Albert Frère, Agnelli e David-Weill) e amministratore del gruppo Bouygues – neghi l’esistenza di un’oligarchia? È più strano il fatto che i media dominanti diffondano quest’immagine disincarnata e depoliticizzata dei potenti della finanza. La copertura giornalistica della designazione di Mario Monti alla Presidenza del Consiglio Italiano potrebbe ben rappresentare, in questo senso, il perfetto esempio di un discorso-schermo che fa riferimento a “tecnocrati” ed “esperti” laddove si sta costituendo un governo di banchieri. Sui siti Web di alcuni quotidiani abbiamo persino letto che alcune “personalità della società civile” avevano appena preso il comando (2).

Anche se l’équipe di Monti annovera tra le sue fila professori universitari, la scientificità della sua politica era stata stabilita in anticipo dagli esperti. Ma, guardando più da vicino, scopriamo che la maggior parte dei ministri della squadra facciano parte dei vertici dei principali trust della penisola.

Corrado Passera, ministro dello Sviluppo Economico, è direttore esecutivo di Intesa Sanpaolo; Elsa Fornero, ministro del Lavoro e professoressa di economia all’Università di Torino, occupa la vicepresidenza di Intesa Sanpaolo; Francesco Profumo, ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e rettore dell’Università di Torino, è amministratore di Unicredit Private Bank e di Telecom Italia -controllata da Intesa Sanpaolo, Generali e Mediobanca- dopo essere passato per Pirelli; Piero Gnudi, ministro per il Turismo e per lo Sport, è amministratore di UniCredit Group; Piero Giarda, ministro per i Rapporti con il Parlamento, professore di Scienza delle finanze all’Università Cattolica di Milano, è vicepresidente di Banca Popolare e amministratore di Pirelli. Quanto a Monti, è stato consulente di Coca Cola e di Goldman Sachs, e amministratore di Fiat e di Generali.

Non molto diversi

Se i dirigenti socialisti europei non hanno parole abbastanza dure per qualificare l’onnipotenza dei “mercati finanziari”, la riconversione degli ex referenti del social-liberismo avviene senza che i loro ex compagni esprimano la loro indignazione. L’ex-primo ministro dei Paesi Bassi, Wim Kok, ha preso parte ai vertici dei trust olandesi ING, Shell e KLM. Il suo omologo tedesco, l’ex-cancelliere Gerhard Schröder, si è anche lui riciclato nell’ambito privato come presidente dell’impresa Nord Stream AG (joint-venture Gazprom/E.ON/BASF/GDF Suez/Gasunie), dirigente del gruppo petrolifero TNK-BP e consigliere europeo di Rothschild Investment Bank. Questa traiettoria a prima vista sinuosa non ha, in realtà, nulla di singolare. Diversi ex membri del suo gabinetto, membri del Partito Socialdemocratico tedesco (SPD), si sono spogliati dei loro ruoli di funzionari pubblici per indossare i panni degli uomini d’affari: l’ex-ministro dell’Interno Otto Schilly è attualmente consulente del trust finanziario Investcorp (Bahrein), dove si è incontrato con il cancelliere conservatore austriaco Wolfgang Schüssel, il vicepresidente della Convenzione Europea Giuliano Amato e perfino Kofi Annan, ex segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). L’ex ministro dell’Economia e del Lavoro tedesco, Wolfgang Clement, è socio della firma RiverRock Capital e dirigente di Citigroup Germania. Il suo collega, Caio Koch-Weser, sottosegretario di Stato tedesco al ministero federale delle Finanze dal 1999 al 2005, è vicepresidente di Deutsche Bank. Infine, il ministro delle Finanze del primo governo di Angela Merkel, Peer Steinbrück, SPD, è amministratore di ThyssenKrupp. Per quanto riguarda i “degni eredi” (3) di Margaret Thatcher ed ex leaders del Partito Laburista, hanno giurato fedeltà all’alta finanza: l’ex ministro per gli Affari Esteri, David Miliband, è consulente alle imprese VantagePoint Capital Partners (Stati Uniti) e Indus Basin Holdings Ltd. (Pakistan); l’ex Commissario europeo al Commercio, lavora per la banca d’affari Lazard; lo stesso Anthony Blair, è contemporaneamente consulente della società svizzera Zurich Financial Services, amministratore del fondo di investimenti Landsdowne Partners e presidente del Comitato consultivo internazionale di JPMorgan Chase, insieme a Kofi Annan ed Henry Kissinger.

Ci dispiace infliggere al lettore questo elenco ma, d’altro canto, è nostro dovere farlo poiché i mezzi di comunicazione omettono costantemente di informare sugli interessi privati delle personalità pubbliche. Oltre la porosità tra due mondi che tendono a mostrarsi come distinti – se non addirittura contrapposti -, l’identificazione dei suoi doppiogiochisti è necessaria per la corretta comprensione del funzionamento dei mercati finanziari.

Infatti contrariamente a un’idea in voga, la finanza ha uno, anzi, diversi volti (4). Non quello del pensionato della Florida o del piccolo azionista europeo, dipinti dalla stampa condiscendente, quanto piuttosto quelli di un’oligarchia di proprietari e amministratori di ricchezze. Peyrelevade ricordava già nel 2005 che lo 0,2% della popolazione mondiale controllava la metà della capitalizzazione in borsa del pianeta (5). Questi portafogli sono amministrati da banche (Goldman Sachs, Santander, BNP Paribas, Société Générale, etc.), compagnie di assicurazione (AIG, AXA, Scor, etc.), fondi pensionistici o di investimento (Berhshire Hathaway, Blue Ridge Capital, Soros Fund Management, etc.); istituti che investono anche fondi propri.

Questa minoranza specula sul prezzo delle azioni, del debito sovrano o delle materie prime, grazie a una gamma quasi illimitata di prodotti derivati che rivelano l’inesauribile inventiva degli ingegneri finanziari. Lungi dal rappresentare il risultato “naturale” dell’evoluzione di economie mature, i “mercati” costituiscono la punta di diamante di un progetto che, come hanno avvertito gli economisti Gérard Duménil e Dominique Lévy, è stato “concepito per incrementare le entrate delle classi alte” (6). Un risultato innegabile: nel mondo ci sono attualmente 63.000 “centomilionari” (che posseggono, cioè, almeno cento milioni di dollari), che rappresentano una ricchezza combinata di circa 40.000 miliardi di dollari (ovvero una anno del PIL mondiale).

Gli irresponsabili diventati saggi

Siamo di fronte a una personificazione dei mercati che potrebbe risultare scomoda, tanto che a volte è più facile lottare contro i mulini a vento. “Nella battaglia che sta per cominciare, vi dirò qual è il mio vero avversario – esclamava l’allora candidato socialista alle presidenziali francesi, François Hollande, nel suo discorso di Bourget (Seine-Saint-Denis), il 22 gennaio scorso -. Non ha nome, né volto, né partito; non presenterà mai la sua candidatura, e dunque non sarà mai eletto. Questo avversario è il mondo della finanza”. Attaccare gli autentici attori dell’alta banca e della grande industria avrebbe anche potuto portarlo a fare i nomi dei dirigenti dei fondi di investimento che decidono, in piena coscienza, di sferrare attacchi speculativi sui debiti dei paesi del sud dell’Europa. O perfino a mettere in discussione il doppio ruolo di alcuni dei suoi consiglieri, senza dimenticare quello dei suoi (ex) colleghi socialisti europei che sono passati da una multinazionale all’altra.

Scegliendo come capo della sua campagna elettorale Pierre Moscovici, vicepresidente del Cercle de l’Industrie, una lobby che raggruppa i dirigenti dei principali gruppi industriali francesi, il candidato socialista stava dando un segnale ai “mercati finanziari”: l’alternanza socialista decisamente non rima più con la rottura rivoluzionaria. Non è forse stato Moscovici a dire di “non avere paura della politica del rigore”, affermando che, in caso di vittoria, i deficit pubblici sarebbero stati “ridotti a partire dal 2013 sotto il 3% (…), costi quel che costi, il che implicherebbe “prendere le misure necessarie”? (7).

Discorso imposto dalla comunicazione politica, la denuncia dei “mercati finanziari”, tanto virulenta quanto inoffensiva, resta finora lettera morta. Come Barack Obama, che concesse la grazia presidenziale ai responsabili statunitensi della crisi, i dirigenti del Vecchio Continente avrebbero perdonato in pochissimo tempo gli eccessi degli “avidi” speculatori che mettevano sotto accusa. Non restava dunque che recuperare il prestigio ingiustamente infangato dei degni rappresentanti dell’oligarchia. Come? Mettendoli a capo delle commissioni incaricate di elaborare nuove regole di condotta dei mercati, ma certo! Da Paul Volcker (JPMorgan Chase) a Mario Draghi (Goldman Sachs), passando per Jacques de Larosière (AIG, BNP Paribas), Lord Adair Turner (Standard Chartered Bank, Merrill Lynch Europe) o ancora il barone Alexandre Lamfalussy (CNP Assurances, Fortis), tutti i coordinatori incaricati di trovare risposte alla crisi finanziaria, mantenevano stretti legami con i più importanti operatori privati del settore. Gli “irresponsabili” del passato, come per grazia ricevuta, si erano appena metamorfizzati nei “saggi” dell’economia, spalleggiati dai mezzi di comunicazione e da intellettuali dominanti che, fino a poco tempo prima, non avevano parole abbastanza dure per denunciare la “presunzione” e la “cecità” dei banchieri.

Infine, non vi è più alcun dubbio che alcuni speculatori abbiano tratto vantaggio dalle crisi che si sono succedute negli ultimi anni. Tuttavia, l’opportunismo e il cinismo che sfoggiano i “depredatori” in questione non deve farci dimenticare che hanno potuto contare, per raggiungere i loro obiettivi, sull’appoggio delle più alte sfere dello Stato. John Paulson, dopo aver guadagnato più di 2 miliardi di dollari dalla crisi dei subprimes, della quale è stato il principale beneficiario, non ha forse ingaggiato l’ex patron della Federal Reserve, Alan Greenspan, allora consigliere di Pimco (Deutsche Bank), uno dei principali creditori dello Stato americano? E che dire dei principali amministratori internazionali di hedge funds: l’ex presidente del National Economic Council (sotto il governo di Obama) ed ex segretario del Tesoro di William Clinton, Lawrence Summers, è stato direttore esecutivo della firma D.E. Shaw (32 miliardi di dollari di attivi); il fondatore del gruppo Citadel Investment, Ken Griffith, originario di Chicago, ha finanziato la campagna elettorale dell’attuale presidente degli Stati Uniti; quanto a George Soros, ha ingaggiato i servizi del laburista Lord Malloch-Brown, ex direttore del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo …

La finanza, dunque, ha dei volti: è possibile vederli da molto tempo sulle passerelle del potere.

Geoffrey Geuens è Professore dell’Universidad de Liège. Autore de La Finance imaginaire. Anatomie du capitalisme: des “marchés financiers” à l’oligarchie, Aden, Bruselas, 2011.
fonte originale dell’articolo
maggio 2012
Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di SILVIA SOCCIO

Note:
1. Jean Peyrelevade, Le Capitalisme total, Seuil/La République des Idées, París, 2005, pagg. 37 e 91.
2. Anne Le Nir, “En Italie, Mario Monti réunit un gouvernement d’experts”, http://www.la-croix.com, 16-11-11; Guillaume Delacroix, “Le gouvernement Monti prêt à prendre les rênes de l’Italie”, http://www.lesechos.fr, 16-11-11.
3. Keith Dixon, Un Digne héritier. Blair et le thatchérisme, Liber/Raisons d’Agir, París, 2000.
4. Léase “Où se cachent les pouvoirs”, Manière de voir, N° 122, aprile-maggio 2012 (in kioscos).
5. Jean Peyrelevade, Le Capitalisme total, op. cit. 1% dei francesi possiede il 50% delle azioni.
6. Gérard Duménil y Dominique Lévy, The Crisis of Neoliberalism, Harvard University Press, Cambridge (MA), 2011.
7. “Pierre Moscovici: ‘Ne pas avoir peur de la rigueur’”, http://www.lexpress.fr, 8-11-11.

L’ INEFFABILE OMBRA DELLA FINANZA MONDIALE
di Ida Magli
italianiliberi.it

Il missionario e giornalista P. Giulio Albanese ha inserito in un articolo del numero di Gennaio della sua rivista “Popoli e missione”, un’informazione tanto fondamentale quanto ignorata dalla stampa e che riportiamo qui sperando di aiutare in questo modo a divulgarla. Vorremmo anche che i nostri governanti, astutissimi banchieri che non trovano mai sufficiente la cosiddetta “trasparenza e tracciabilità” dei nostri miseri redditi, inseguendo con la forza di quella che ormai possiamo considerare la loro particolare Polizia, i militari della Finanza, ogni nostro scontrino, ogni più piccola ricevuta, ci spiegassero quali sono i “loro” interessi a mantenere nell’ombra queste operazioni. Dei nostri politici è inutile tenere conto: una volta ridotto il Parlamento alla farsa del dire “sì” ai banchieri, sono diventati come le famose scimmiette che non vedono, non sentono, non parlano, impegnati esclusivamente nella salvaguardia della propria carriera.

“Si tratta di un importante studio sul “sistema bancario ombra”, lo shadow banking mondiale, pubblicato dal Financial Stability Board (Fsb), l’istituto internazionale di coordinamento dei governi, delle banche centrali e degli organi di controllo per la stabilità finanziaria a livello globale. Leggendo attentamente questo testo, si scopre che qualcosa di aberrante è all’origine della crisi finanziaria planetaria. Lo studio, incentrato sulla cosiddetta eurozona e su altri 25 Paesi, evidenzia infatti che a fine 2011 ben 67mila miliardi di dollari erano gestiti da una “finanza parallela”, al di fuori, quindi, dei controlli e delle regole bancarie vigenti; una cifra che equivale al 111% del Pil mondiale ed è pari alla metà delle attività bancarie globali e a circa un quarto dell’intero sistema finanziario.

Leggendo questo studio si ha l’impressione d’essere al cospetto di un movimento sovversivo che specula impunemente ai danni degli Stati sovrani e soprattutto dei ceti meno abbienti. In altre parole, se da una parte ci sono i conti correnti con i risparmi dei cittadini e delle imprese, dall’altra abbiamo questo sistema bancario occulto, composto da tutte le transazioni finanziarie fatte fuori dalle regolari operazioni bancarie.

Come spiegato in più circostanze su questa rivista dal 2008, in coincidenza col fallimento della Lehman Brothers e dall’inizio della crisi sistemica dei mercati, si tratta di operazioni fatte da differenti intermediari finanziari, come certi operatori specializzati nel collocamento dei “derivati”, quei prodotti finanziari che, in larga misura, hanno inquinato i mercati. Tutte attività, queste, rigorosamente over the counter (otc), cioè stipulate fuori dai mercati borsistici e spesso tenute anche fuori dai bilanci. Alcuni autorevoli economisti ritengono che il “sistema ombra” sia spesso un’emanazione delle grandi banche internazionali che hanno interesse ad aggirare le regole e i controlli cui sono sottoposte.”

Naturalmente nulla di tutto ciò è nuovo: se ne è parlato in libri e articoli (vedi “La Dittatura europea”) già diversi anni fa e discusso abbondantemente in molti siti internet, incluso il nostro, ma come è successo sempre per quanto riguarda l’Unione europea e la moneta unica, politici e governanti ignorano qualsiasi domanda, passano sopra con dittatoriale indifferenza alle richieste e ai bisogni dei sudditi, intenti esclusivamente a condurre in porto il proprio progetto di potere: l’unificazione del mondo governato dai banchieri. Non ha nessuna importanza il fallimento evidente di tante delle loro imprese, inclusa quella dell’euro, visto che se ne sono arricchiti in denaro e in potere, togliendoli ai cittadini. La bilancia, infatti, è proprio questa: tanto hanno perso in sovranità e in denaro i cittadini d’Europa, tanto hanno acquistato in potere e in denaro i banchieri. Come abbiamo già detto, i politici non contano: sono esclusivamente al servizio dei banchieri, forse perché altrimenti perderebbero pure le apparenze del potere e le connesse prebende di cui ancora godono.

Lo spettacolo che le migliaia di pirati all’arrembaggio hanno offerto ai nostri occhi in questi giorni per candidarsi alle prossime elezioni, per appropriarsi, come affamate cavallette, degli ultimi resti del corpo dilapidato dell’Italia, ha dato la misura di una involuzione ormai irreversibile. Nessuno ha minimamente messo in dubbio che si debba dipendere dai banchieri, dall’alta finanza che governa l’Europa. Nessuno ha detto che, senza la sovranità monetaria, è impossibile ricominciare ad avere un vero mercato e salvare qualche briciola dalla competizione con gli Stati emergenti. Nessuno ha parlato della fine degli Stati nazionali e della loro indipendenza. Addirittura si è deciso di partecipare ad una guerra (quella in Mali) senza discuterne in Parlamento. Nessuno ha preso in considerazione, in un’Europa che si vanta della propria civiltà, la criminalità di strutture di governo che dominano i sudditi attraverso il denaro, attraverso il fisco, assurto ad unico “valore”. Non parliamo dei “cattolici” visto che si vantano di esserlo anche molti dei governanti banchieri, pur calpestando il Vangelo ad ogni passo. Parliamo, però, della gerarchia della Chiesa la quale non ha mai condannato l’unificazione europea, pur voluta dall’alta finanza e guidata dai banchieri, e non ha neanche mai condannato i governanti banchieri che attraverso il fisco hanno spinto i sudditi alla disperazione fino al suicidio. Ma soprattutto parliamo della gerarchia della Chiesa che adopera essa stessa il linguaggio del mercato laddove parla di valori “non negoziabili”. Formula atroce che fa rabbrividire chi sa che nel Vangelo non esiste nessun valore “non negoziabile” perché soltanto di una specie di peccatori Gesù ha detto che “non entreranno nel regno dei cieli”: i ricchi.

fonte originale dell’articolo

SHADOW BANKING – IL SISTEMA BANCARIO OMBRA
di Mike Whitney
counterpunch.org

I legislatori si preoccupano per la crescita esplosiva del sistema bancario ombra, e fanno benissimo. Le banche ombra sono state al centro dell’ultima crisi finanziaria, e lo saranno anche per la prossima. Non c’è il minimo dubbio. È semplicemente impossibile tenere in piedi un sistema nel quale istituzioni finanziarie non-bancarie, sottratte a qualsiasi normativa, sono in grado di creare la propria moneta (credito) senza né controllo né supervisione. Il denaro che hanno creato – attraverso operazioni extra-contabili, cartolarizzazioni [1], recupero crediti o altre enormi operazioni di leva finanziaria [2] incontrollate – si immette nell’economia, crea una domanda artificiale, fa diminuire la disoccupazione e stimola la crescita. Ma quando il ciclo si inverte di colpo (e i debiti non vengono pagati in tempo), allora le banche ombra dalla capitalizzazione fragile cominciano a fallire l’una dopo l’altra, creando una catena di bancarotte che fanno precipitare le borse, mentre l’economia cade in una crisi a lungo termine.

Il motivo per cui l’economia globale è ancora un disastro cinque anni interi dopo il fallimento della Lehman Brothers, è perché questo sistema fortemente difettoso – che in precedenza aveva generato il 40% del credito statunitense – si stava ancora rimettendo in piedi. Ma ora, secondo un nuovo rapporto del Financial Stability Board, il sistema bancario ombra è tornato in gioco, più grande che mai. L’FSB ha rilevato che gli strumenti finanziari in mano alle banche ombra sono arrivati a valere 67.000 miliardi di dollari, una somma che è quasi pari al PIL mondiale (69,97 bilioni) e maggiore dei 62 bilioni presenti nel sistema prima del crollo del 2008. Più il sistema bancario ombra cresce, più aumenta il rischio di un’altra crisi finanziaria.
Ma cos’è il sistema bancario ombra, e come funziona?
Questa è la definizione di Investopedia:

“Gli intermediari finanziari che facilitano la creazione di credito all’interno del sistema finanziario globale, i cui membri, però, non sono soggetti a una supervisione normativa. Il sistema bancario ombra può riferirsi anche ad attività non regolamentate da parte di istituzioni regolamentate. Gli esempi di intermediari non soggetti a norma includono i fondi speculativi, derivati non quotati e altri strumenti finanziari non quotati. Tra le attività non regolate da parte di istituzioni regolate ci sono i credit default swap [3]. Il sistema bancario ombra è sfuggito a ogni regolamentazione innanzitutto perché non tratta i tradizionali depositi bancari. Ne è conseguito che molte di quelle istituzioni hanno potuto impiegare liquidità, credito e transazioni a rischio più alto del normale, senza dovere avere i capitali accantonati commisurati al rischio. Dopo il crollo dei subprime del 2008, le attività del sistema bancario ombra si è ritrovato sotto crescente osservazione e regolamentazione.” ( Investopedia)
Può darsi che il sistema bancario ombra sia “sotto crescente osservazione”, ma non è stato fatto un bel nulla per risolvere i suoi problemi. Le banche e i loro lobbisti hanno fatto fallire tutte le riforme ragionevoli che avrebbero reso il sistema più sicuro. Invece siamo punto e da capo, con un sistema di crediti che dilaga sfrenato per mezzo – secondo le parole di Paul McCulley della Pimco – “un intero assortimento di società veicolo [4] non bancarie, veicoli e strutture sostenute a debito”. Ciò a cui si assiste, in sintesi, è la privatizzazione della creazione di moneta. Istituzioni finanziarie private di ogni genere stanno incrementando la quantità di credito circolante nel sistema, nonostante l’inaffidabilità dei collaterali che utilizzano e il pericolo di ritrovarsi senza sufficienti capitali per onorare le richieste in caso di “corsa agli sportelli”. Spiegamoci meglio: quando una banca eroga un mutuo, è tenuta a tenere in cassa una certa quantità di capitale relativa al prestito, nel caso questo non venga onorato. Ma se la banca cartolarizza il mutuo, cioè lo spezzetta e lo mischia con altri mutui, per poi venderlo come un titolo (mortgage backed security – titolo sostenuto da un mutuo), allora la banca non è più tenuta a trattenere capitale corrispondente allo strumento finanziario. In altre parole, la banca ha creato denaro (credito) dal nulla. È il fine ultimo delle banche, massimizzare i profitti senza utilizzare alcun capitale. Che differenza c’è con la contraffazione? Assolutamente nessuna. Le banche stanno creando “quasi denaro”, o quello che Marx chiamava “capitale fittizio”, senza le risorse sufficienti, senza supervisione, e senza alcuna considerazione per il danno che potrebbero arrecare all’economia reale quando i loro schemi piramidali vanno a gambe all’aria. Quel che conta è il profitto, tutto il resto passa in secondo piano. Viviamo in un sistema economico in cui le banche centrali non hanno più il controllo del flusso di valuta. I tassi di interesse svolgono ormai solo un ruolo minore in questo nuovo paradigma in cui speculatori dediti al rischio possono moltiplicare il denaro di molti ordini di grandezza semplicemente aumentando il loro indebitamento. Questo nuovo fenomeno ha intensificato l’instabilità del sistema e ha causato un danno incalcolabile all’economia reale. Tenete a mente che il ground zero della crisi finanziaria fu una banca ombra di nome The Reserve Primary Fund. È lì che sono veramente cominciati i guai. Nel 2008, il Reserve Primary Fund (che aveva prestato alla Lehman Brothers 785 milioni di dollari, ricevendone in cambio cambiali a breve chiamate “commercial papers”) non riuscì a tener dietro ai ritiri dei clienti preoccupati della salute finanziaria del fondo. Il crollo di fiducia produsse un assalto ai mercati monetari che mando a picco le quotazioni dei titoli. Ecco come Bloomberg riassume la vicenda:

“Martedì 16 settembre l’assalto al Reserve Primary continuò. Tra il momento in cui la Lehman invocava il Capitolo 11 [annunciava il fallimento] e le 15 di martedì, gli investitori avevano chiesto indietro 39,9 miliardi, più della metà delle disponibilità del fondo, secondo Crane Data. Gli amministratori del Reserve ordinarono ai dipendenti di vendere il debito della Lehman, secondo quanto riferisce la SEC. Non si trovò nemmeno un compratore. Alle 16 gli amministratori valutarono che l’investimento di 785 milioni di dollari non valeva più nulla. Con tutti i capitali ritirati dal fondo, il valore di una singola azione crollò a 97 centesimi. Gli uffici investimenti della Legg Mason, della Janus Capital Group Inc., della Northern Trust Corp., della Evergreen e della Columbia Management (già della Bank of America Corp.) furono tutti in grado di iniettare contante nei loro fondi per compensare le perdite o acquistarne i titoli. La Putnam chiuse il suo Prime Money Market Fund il 18 settembre, e vendette più tardi i titoli del fondo alla Federated Investors di Pittsburgh. Almeno 20 amministratori di fondi furono costretti a cercare aiuto finanziario o a vendere pacchetti azionari per mantenerne il valore al netto di un dollaro [5], secondo i documenti sul sito della SEC”

(Sleep-At-Night-Money Lost in Lehman Lesson Missing $63 Billion, Bloomberg)
La notizia che il Primary Reserve aveva sfondato al ribasso la fatale quota di un dollaro per azione diffuse il panico in tutti i mercati del mondo, mandando i titoli in caduta libera. È stato il Primary Reserve la causa prossima della crisi finanziaria e del crollo globale, non i mutui subprime o il fallimento della Lehman Brothers. È un fatto che i media trascurano per nascondere i pericoli intrinseci del sistema ombra, un sistema che è traballante e prono alla crisi oggi come lo era nel settembre 2008.
Sebbene esistano metodi per rendere il sistema bancario ombra più sicuro, le banche e i loro lobbisti si sono opposti a qualsiasi cambiamento del sistema attuale. Di recente le banche hanno inferto una bruciante sconfitta alla presidente della Securities and Exchange Commission, Mary Schapiro, che stava premendo per piccole modifiche nella rendicontazione del mercato monetario che avrebbero reso l’area critica del sistema ombra più sicura e meno suscettibile agli “assalti allo sportello”. La bastonatura inflitta a Schapiro dalla strapotente industria dei servizi finanziari ha propagato la sua onda d’urto per tutta Washington, dove perfino i compagni di merende di Wall Street – come Ben Bernanke e il Segretario al Tesoro Timothy Geithner – si sono dati una svegliata. Si sono perciò uniti alla lotta per introdurre modeste regolamentazioni in un sistema di mercato monetario fuori controllo che minaccia di far crollare il sistema finanziario per la seconda volta in meno di un decennio.
Tenete conto che, da qualsiasi punto di vista, i cambiamenti desiderati da Geithner, Bernanke e Schapiro sono ben poca cosa. Si tratterebbe di istituire “un valore delle quote al netto oscillante, al posto dell’attuale prezzo fissato,” o maggior capitale per salvaguardare gli investimenti nei fondi del mercato valutario (solo un 3%) nel caso si scatenasse il panico e gli investitori volessero subito indietro i loro soldi. Sembra ragionevole, non è vero? Ma anche così, le banche hanno rifiutato qualsiasi cambiamento. Ritengono di avere il diritto di ingannare gli investitori sui rischi che si corrono mettendo il proprio denaro in depositi monetari non assicurati. Non ritengono di dovere avere abbastanza riserve da coprire i prelievi in caso di una “corsa allo sportello”. Hanno deciso che i profitti sono più importanti delle responsabilità sociali e della stabilità del sistema. Finora Wall Street ha scongiurato tutti i tentativi di riforma delle regolamentazioni. Le banche e i loro alleati al Congresso hanno fatto polpette della Dodd Frank, la legge di riforma che avrebbe dovuto prevenire un’altra crisi finanziaria. Ecco come ha riassunto la vicenda Matt Taibbi in un articolo su Rolling Stone:

“Con le sue 2300 pagine, la nuova legge apparentemente doveva riscrivere le regole per Wall Street. Doveva mettere fine ai prestiti predatori del mercato dei mutui, dare un giro di vite alle tariffe e more occulte nei contratti creditizi, e creare un potente e nuovo Consumer Financial Protection Bureau [Ufficio per la Protezione Finanziaria del Consumatore] per salvaguardare il comune consumatore. Alle grandi banche sarebbe stato vietato di giocare d’azzardo coi soldi dei contribuenti, e una nuova serie di norme avrebbero frenato gli speculatori il genere di scommesse spericolate che causano violenti saliscendi nei prezzi di cibo ed energia. Non ci sarebbe stata più nessuna AIG, e il mondo non avrebbe più dovuto affrontare un’apocalisse finanziaria nel caso una banca come la Lehman Brothers dovesse fallire.
Cosa più importante, anche nel caso che una merdata infernale come quella dovesse capitare di nuovo, la Dodd Frank garantiva che non avremmo dovuto pagare di tasca nostra. “Non verrà mai più chiesto al popolo americano di pagare il conto per gli errori di Wall Street,” prometteva Obama. “Non ci saranno altri salvataggi a spese dei contribuenti. Punto e basta.”
A due anni da allora, la Dodd Frank sta tirando gli ultimi sul suo letto di morte. Il mastodontico piano di riforma ha fatto la fine del pesce di Il Vecchio e il Mare di Hemingway – non si fa in tempo a prenderlo all’amo che gli squali lo scarnificano, molto prima di giungere a riva.”
(How Wall Street Killed Financial Reform [Come Wall Street Ha Fatto Fuori la Riforma Finanziaria], Matt Taibbi, Rolling Stone)
Il Congresso, la Casa Bianca e la SEC sono tutti responsabili dello stato di fragilità del sistema finanziario e del fatto che il sistema bancario ombra continui a sfuggire a una normativa di controllo. A questo caos si sarebbe dovuto rimediare molto tempo fa, e invece il sistema bancario fantasma sta conoscendo una crescita impetuosa, aggiungendo migliaia di miliardi al flusso monetario e portando il sistema ulteriormente verso il disastro. È sconvolgente.

Note del traduttore

[1] “La cartolarizzazione dei crediti (Securization) è un’operazione finanziaria che consiste nella cessione a titolo oneroso di un portafoglio di crediti pecuniari o di altre attività finanziarie non negoziabili, individuabili anche in blocco, capaci di generare flussi di cassa pluriennali.
I crediti vengono ceduti da una o più aziende (Originator) ad una società-veicolo (SPV) che, a fronte delle attività cedute, emette titoli negoziabili da collocarsi sui mercati nazionali o internazionali.” [ Unicredit]
[2] Leva finanziaria. In questo caso non si parla genericamente di indebitamento, ma dei vantaggi che si ottengono se la differenza tra la redditività sul capitale investito da una società (ROI) e il tasso di remunerazione del capitale preso a prestito è un numero positivo. In questo caso “l’effetto di leva finanziaria è positivo, per questo l’aumento dell’indebitamento dell’impresa fa aumentare il ROE [tasso di redditività del capitale proprio] poiché il capitale preso a prestito ed investito nell’impresa rende più di quanto costa e tale differenza è lucrata dai detentori del capitale di rischio.” [ Blustring.it]
[3] “ Uno swap è un baratto, e in questo caso il baratto consiste in questo: la parte A paga periodicamente una somma alla parte B, e la parte B in cambio si impegna a rifondere alla parte A il valore facciale di un titolo C, nel caso il debitore C vada in bancarotta. Insomma, A ha comprato l’obbligazione emessa da C, ma A vuole esser sicuro che C rimborsi il capitale alla scadenza. La finanza ha creato questo strumento di copertura del rischio, e il credit default swap è in effetti come una polizza di assicurazione. Se, per esempio, il valore dei titoli acquistati è di 100mila euro (facciali), e il cds è di 120 punti base, vuol dire che A deve pagare ogni anno 1200 euro per essere sicuro del rimborso. Questi cds sono quotati in mercati over the counter [cioè non regolati – ndr], e se il costo dovesse balzare, mettiamo, a 800 punti base, vuol dire che il mercato teme che il debitore C avrà difficoltà a far fronte ai propri impegni.” [ IlSole24Ore] “ I CDS sono contratti para-assicurativi che vengono venduti come protezione contro I fallimenti dei prestiti, ma i CDS non sono normali assicurazioni. Le compagnie assicurative sono regolate dal governo con l’imposizione di riserve, limitazioni statutarie e controlli periodici da parte di contabili che si assicurano che ci siano I soldi per compensare eventuali indennizzi. I CDS sono scommesse tra privati, e la Federal Reserve, sin dai tempi di Alan Greenspan, ha insistito che i regolatori non ci mettano becco.” [da Ellen Brown – Credit Default Swaps: Evolving Financial Meltdown and Derivative Disaster Du Jour Global Research]
[4] Conduit: “è conosciuto anche come special purpose entity, special purpose vehicle o ‘società veicolo’. Si tratta di un ente societario creato per uno scopo specifico, di solito – ma non sempre – da un istituto finanziario. Per esempio, se una banca vuole cartolarizzare una serie di prestiti immobiliari, conferisce questi prestiti a una ‘società veicolo’ appositamente creata, e su questa base di attività la nuova società emette i titoli cartolarizzati.” [ilSole24Ore]
[5] Il Net Asset Value, in questo caso, è il valore netto di una quota di un fondo di investimento. La soglia critica di un dollaro rappresenta una sorta di punto di non ritorno verso il disastro, perché si ritiene che, come minimo, un dollaro investito in un fondo debba comunque valere almeno un dollaro.

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I RISCHI DEL SISTEMA BANCARIO OMBRA
di Daniel Munevar
Comité pour l’Annulation de la Dette du Tiers Monde

Dopo la crisi finanziaria del 2008 uno degli elementi oggetto d’attenzione da parte dei media specializzati è il cosiddetto Shadow Banking System (il sistema bancario ombra – SBS). Come suggerisce il suo nome, questo termine raggruppa una serie di istituzioni e di pratiche basate sull’utilizzo di derivati finanziari che si collocano al di fuori dalla regolamentazione e dell’attenzione pubblica. Proprio quest’assenza di regolamentazione ha facilitato la rapida espansione del suddetto segmento dei mercati finanziari globali, segmento che, durante suo apice alla fine del 2011, è passato da un volume di attività di poco inferiore a 20.000 miliardi di dollari a un volume di 60.000 miliardi di dollari [1].

A dispetto del volume di transazioni, delle attività in gioco e dei rischi sistemici che si corrono, lo SBS ha continuato a ricevere un’attenzione marginale da parte dei media che si rivolgono al grande pubblico. Per comprendere questo sistema, è utile effettuare un paragone con il sistema bancario commerciale. Infatti, il finanziamento del sistema bancario tradizionale è, in teoria, il frutto dell’insieme dei depositi dei risparmiatori che costituiscono l’oggetto dei prestiti alle imprese e agli individui.

Lo SBS funziona in modo differente. Per finanziarsi, una Shadow Bank emette dei titoli e delle cambiali a breve termine (la durata varia da un giorno a un mese) che vengono successivamente investiti in prodotti finanziari strutturati a lungo termine come gli Asset Backed Securities (ABS [2]) o i  Collateral Debt Obligations  (CDO [3]). Il margine di profitto di questo modello bancario deriva direttamente dalla differenza tra il costo del finanziamento nei mercati di credito a breve temine e il rendimento superiore fornito dai prodotti finanziari strutturati.

La principale differenza tra le attività del sistema bancario tradizionale e quelle dello SBS è l’assenza di regolamentazione che riguarda il secondo. Le restrizioni in termini di riserve di capitale che obbligano una banca a mantenere, per ogni prestito effettuato, una parte dell’ammontare del prestito, non sono valide nel caso dei mercati finanziari a breve termine nei quali avvengono le transazioni dello SBS. Nel loro tentativo di aumentare i livelli dell’effetto leva per aumentare i profitti, le principali banche statunitensi ed europee sono entrate in una forte competizione con Hedge Funds e Private Equity Funds  per raccogliere i finanziamenti in quei mercati. È così che delle banche come BNP PARIBAS o Dexia hanno potuto ampliare in maniera significativa i loro conti di bilancio senza doversi preoccupare di raccogliere i depositi dei risparmiatori.

Il problema è che queste banche non dichiarano questo tipo di transazione nei loro bilanci. Infatti, per raccogliere delle risorse nei mercati finanziari a breve termine attraverso l’emissione di titoli, le banche hanno proceduto alla creazione di entità legali parallele come gli Special Investment Vehicules  (SIV [4]) o i  Conduits  [5]. Sebbene i benefici ottenuti dai SIV finiscano per essere registrati nel bilancio contabile delle banche, gli attivi e i passivi e, dunque, il rischio di finanziamento affrontato da queste entità speciali sono contabilizzati separatamente.

Dal punto di vista dei mercati, l’esistenza di questa relazione implicita tra le banche e queste entità speciali riveste due implicazioni concrete. In primo luogo, riduce i costi dei finanziamenti dei SIV quando i mercati sanno che in caso di problemi di liquidità o di insolvenza, le banche responsabili della creazione di queste entità speciali se ne faranno carico attraverso crediti o con l’integrazione diretta nel loro bilancio. In secondo luogo, i SIV permettono di aumentare i profitti contabili delle banche e parallelamente di ridurre il profilo di rischio grazie alla contabilizzazione separata. In un ambiente caratterizzato da tassi d’interesse bassi, una complessiva riduzione della volatilità e una regolamentazione lassista, ecco che questi elementi ci permettono di comprendere come lo SBS sia passato dall’essere un meccanismo alternativo di finanziamento delle entità bancarie statunitensi ed europee ad essere l’essenza stessa di questi modelli di transazioni finanziarie.

L’illusione dell’effetto leva illimitato e di un aumento permanente dei profitti si è conclusa nel 2007con un incremento di volatilità nei mercati dei prodotti finanziari strutturati. La prima protagonista nota dello SBS che ha sperimentato dei problemi è stata la Hedge Fund High-Grade Structured Credit Streategies  (HGSCS) amministrata da Bear Stearns. A marzo 2007, la HGSCS aveva delle posizioni ABS sul mercato dei Subprime per un valore complessivo di 13,7 miliardi di dollari con un capitale proprio di 925 milioni di dollari. L’annuncio di perdite per un equivalente di 3,7% del portafoglio della Hedge Fund durante quello stesso mese ha portato gli investitori a ritirare 100 milioni di dollari. La perdita di fiducia nel fondo ha generato un effetto domino: la perdita del suo accesso al mercato dei finanziamenti a breve termine, ha dato luogo a una vendita al ribasso delle sue attività (a 60 centesimi di dollaro). A fine giugno 2007, Bear Stearns si è visto costretto a correre in soccorso della HGSCS registrando così una perdita di 3,2 miliardi di dollari [6].

Questo schema di annunci di perdite, di congelamento dell’accesso ai mercati di finanziamento a breve termine e di integrazione nei conti di bilancio delle banche responsabili con le conseguenti perdite significative, si è ripetuto nel caso della BNP PARIBAS ad agosto 2007, nel caso di Bear Stearns e Lehman Brothers a marzo e settembre 2008. La storia è risaputa: il crollo in questi due ultimi casi ha portato alla scomparsa di queste istituzioni finanziarie. In ultimo, l’incertezza ha finito per colpire una delle principali fonti di finanziamento dello SBS, i Money Market Funds  (MMF [7]). Nel corso della settimana successiva al fallimento di Lehman Brothers, i MMF hanno dovuto affrontare dei prelievi da parte degli investitori equivalenti al 14% delle loro attività, circa 193 miliardi di dollari. A fine ottobre 2008 l’importo aveva raggiunto i 400 miliardi di dollari [8].

Dopo un periodo di declino successivo alla crisi finanziaria associato agli eventi descritti, lo SBS ha iniziato a recuperare la sua preponderanza nelle strategie di finanziamento del settore bancario. È necessario, dunque, comprendere la strategia di questo segmento dei mercati finanziari che continua a essere uno degli anelli deboli del sistema. Il recente crollo della MMF Global Funds  nel novembre 2011 lo dimostra chiaramente. Un  Primary Dealer  [9] con sede a New York e diretto da John Corzine ex-direttore di Goldman Sachs, la MMF Global Funds, è stata portata alla bancarotta a causa dei progressivi rifiuti della MMF di finanziare delle entità che avessero delle esposizioni sul debito sovrano europeo. Nel corso dei mesi precedenti, il fondo aveva costruito un’importante posizione in questi portafogli utilizzando dei finanziamenti a breve termine ottenuti attraverso l’emissione di cambiali a breve termine nei MMF e ottenendo profitti significativi derivati da tassi d’interesse elevati legati ai titoli dei debiti di paesi come l’Irlanda e la Spagna. Tuttavia, con la diffusione della notizia fornita dalla Global Funds concernente la posizione rischiosa [10], gli investitori hanno iniziato a ritirare i loro soldi e il fondo ha perso l’accesso al finanziamento a breve termine. In assenza di liquidità per rifinanziare le sue posizioni, la Global Funds è fallita lasciandosi alle spalle delle perdite stimate per 2 miliardi di dollari.

Questa storia recente sottolinea uno dei rischi più significativi che rappresenta uno SBS in espansione per la stabilità dei mercati finanziari. In buona parte, grazie all’assenza di regolamentazione, le entità che operano su questi segmenti possono raggiungere livelli di effetto leva significativi che non potrebbero essere ottenuti altrimenti. Tuttavia, l’effetto leva è associato a un’alta vulnerabilità rispetto alle variazioni legate alle condizioni di finanziamento dei mercati a breve termine che, nella maggior parte dei casi, è implicato in posizioni complesse che associano bassa liquidità e impegni a lungo termine, non facili da trasformare rapidamente in liquidità. È così che un problema di liquidità può dare luogo molto rapidamente a un problema di solvibilità, che si traduce, in ultima analisi, nella sopravvivenza stessa dell’entità in questione.

All’eccessiva fragilità dello SBS, da un punto di vista pubblico, bisogna aggiungere degli altri rischi associati a questo sistema. In primo luogo, permettendo alle banche commerciali con depositi assicurati di creare delle entità specifiche, si incorre in una violazione di quegli stessi principi che hanno portato alla creazione delle assicurazioni sui depositi. Le suddette assicurazioni hanno lo scopo di proteggere i depositi dei risparmiatori ed esigono in cambio una gestione stabile e sicura dei depositi da parte delle banche. Tuttavia, come segnalato in precedenza, il rischio di finanziamenti corso dalle entità speciali si trova, in ultima istanza, legato al conto di bilancio e dunque alle garanzie pubbliche di cui godono le banche commerciali. Vale a dire che, nel contesto attuale, le garanzie sui depositi proteggono più le controparti implicate nelle transazioni dello SBS che i depositi senza i quali non esisterebbero. Un esempio pratico di questa situazione è la recente misura della Bank of America di integrare nella propria banca commerciale le operazioni sui prodotti derivati, così in caso di problemi legati ai prodotti derivati, queste transazioni beneficiano della copertura concessa dal FDIC per la banca commerciale [11].

Inoltre, bisogna menzionare anche l’esposizione dei Fondi pensionistici alle transazioni che si svolgono nello SBS. Per definizione, questi fondi hanno l’obbligo di gestire un profilo di rischio d’investimento minimo. Allo stesso tempo, motivi organizzativi li costringono a tenere da parte una piccola percentuale del loro portafoglio di investimenti in attivi liquidi a breve termine. Questi attivi liquidi facilitano i prelievi e le richieste di denaro contante nel breve termine. Ciononostante, visto la gran quantità di fondi che gestiscono questa “piccola” percentuale si aggira attorno ai 400-500 miliardi l’anno [12]. Prima queste risorse erano investite direttamente in titoli di debito pubblico a breve termine. Ma con l’espansione dello SBS e la ricerca di margini di profitto più elevati, i securities e altri tipi di risorse liquide sotto il controllo dei fondi pensionistici finiscono per essere prestati a Hedge Funds, MMF e ad altre entità operanti nell’ombra. Di conseguenza viene messo a rischio il risparmio depositato sotto l’amministrazione dei fondi pensionistici senza che il pubblico ne sia al corrente.

Un terzo rischio è associato ai problemi che lo SBS implica per la regolamentazione effettiva delle entità finanziarie. Se le recenti disposizioni in materia di regolamento hanno avuto l’obiettivo di consolidare le basi del capitale delle banche e di ridurre i loro livelli di effetto leva, il risultato è stato il ritiro delle attività più rischiose dai conti di bilancio e, di fatto, dai registri ufficiali. Questo ci permette di spiegare il forte recupero dello SBS nel corso del 2011 e agli inizi del 2012. È dunque possibile che la recente riduzione dell’effetto leva delle banche europee e statunitensi non rifletta una riduzione reale del rischio sistemico. Le attività più rischiose e instabili avvengono ora fuori dal controllo degli enti regolatori.

Nel complesso, questa serie di rischi associati allo SBS forniscono un’immagine estremamente preoccupante delle implicazioni che potrebbe avere un’espansione incontrollata del settore. La crisi del 2008 ha dimostrato che in caso di instabilità, le operazioni che avvengono nell’ombra finiscono per essere assunte, nella maggior parte dei casi, da entità finanziarie considerate too big to fail e che a loro volta sono salvate con i soldi pubblici. Nella misura in cui la stabilità di un sistema finanziario risiede nelle garanzie pubbliche offerte dallo Stato, è sua responsabilità assicurare le condizioni affinché le queste garanzie non debbano essere utilizzate. Ignorando lo SBS, le autorità vengono meno non soltanto a questa loro responsabilità ma spianano la strada, a ritmo accelerato, a nuovi e sempre più grandi salvataggi finanziari facendo ricorso al denaro pubblico.

Note

[1] Financial Times, “Traditional lenders shiver as shadow banking grows”, disponible en: http://www.ft.com/intl/cms/s/0/f63bea6c-2d5c-11e1-b985-00144feabdc0.html#axzz1lud8ehpR
[2] Un ABS consiste nella creazione di un titolo, prodotto della somma di un numero determinato di crediti individuali dalle caratteristiche simili. I flussi degli effettivi associati al titolo provengono direttamente dai crediti individuali.
[3] Un CDO permette di stabilire una struttura di pagamento subordinata associata a un gruppo di strumenti a reddito fisso come i titoli o le cambiali commerciali a breve termine. L’entità che si incarica di creare il CDO stabilisce segmenti di rischio direttamente relazionati con il rendimento dello strumento e la sua priorità nella struttura del pagamento. Un investitore con un basso appetito per il rischio acquisterà una posizione senior nel CDO, ricevendo i primi pagamenti della struttura finanziaria. Invece un investitore che cerchi un maggiore rendimento acquisterà una posizione con più rischio e minore priorità di pagamento nella detta struttura.
[4] Entità legali parallele create dalle banche di investimento per evitare le regolamentazioni delle riserve di capitale. Generalmente i SIV si finanziano attraverso l’emissione di cambiali commerciali a breve termine. A metà del 2007 si stima che banche a livello mondiale mantenessero in SIV un portafoglio di ABS e CDO per un valore di 1,5 miliardi di dollari. Vedi Thomas, L. (2011), ¨The Financial Crisis and Federal Reserve Policy¨, Palgrave Macmillan – New York, Ch. 5.
[5] I “conduits” furono istituiti dalle banche per facilitare il processo di creazione di ABS a partire da prestiti individuali. Nel periodo tra l’acquisto di detti crediti e la creazione e la vendita di ABS, i primi erano mantenuti nei “conduits”. I “conduits” sono delle entità legali indipendenti, le banche non sono obbligate a fornire riserve di capitale per garantire le attività di queste entità.
[6] Hsu J. y Moroz M. (2010), “Shadow Banks and the Financial Crisis of 2007–2008” in The Banking Crisis Handbook, edito da Gregoriou G., CRC Press – New York.
[7]  I  Money Market Funds sono dei fondi comuni che investono in cambiali a breve termine come i Buoni del Tesoro degli Stati Uniti e le azioni e obbligazioni societarie. Questi fondi giocano un ruolo centrale nella fornitura di liquidità a breve termine.
[8] Op. Cit. 6.
[9] I  Primary Dealer sono delle entità che negli Stati Uniti si occupano di portare a buon fine l’acquisto e la vendita di titoli, in gran parte Bonus del Tesoro durante delle operazioni di mercato aperto intraprese dalla Fed. Fino alla bancarotta della Global Funds, esistevano 18 entità che svolgevano questa funzione.
[10] A causa della relativa assenza di liquidità che presentano i mercati del debito sovrano europeo, è molto difficile poter mettere fine a queste posizioni sui mercati.
[11] ¨ Bank of America Deadwatch : Moves Risky Derivatives from Holding Company to Taxpayer Backstopped depository ” http://www.nakedcapitalism.com/2011…
[12] Pozsar Z. e Singh M. (2011), ¨The Nonbank-Bank Nexus and the Shadow Banking System¨, IMF Working Paper – Research Department, WP/11/289

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