Grillo, Berlusconi e le tattiche di guerriglia mediatica

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È parecchio tempo che studio il fenomeno Grillo. Quando ci fu l’exploit di Lega e Forza Italia ero troppo giovane e scemo e mi sono perso l’unica ventata di novità nel panorama politico italiano dal dopoguerra. A questo giro ho deciso di strabuzzare gli occhi e drizzare le antenne. Il paragone secondo me non è così peregrino come potrebbe sembrare. Analizzando soltanto le strutture formali della comunicazione e del rapporto con il pubblico, c’è un’enormità di assonanze. Perché anche Lega e FI, cioè Berlusconi, avevano reimpostato un rapporto con la gente, con la base, col territorio, che i grandi partiti tradizionali avevano da lungo perso e mai ritrovato. Tuttora abbiamo un PD che insegue le scie producendo slogan, spot e coreografie che nel migliore dei casi stringono il cuore, nel peggiore attivano la peristalsi intestinale.

Grillo invece ha studiato davvero bene, complice anche il suo compagno di battaglie Casaleggio, uno che di comunicazione sui nuovi media se ne intende. Infatti in rete il grillismo è una fiumana di cui non si capiscono bene dimensioni e proporzioni. Ma questo è un problema insito nel nuovo medium, un tallone d’Achille che Casaleggio sfrutta magistralmente. Però Grillo ci mette del suo, tanto. Ha imparato anche dal suo gemello cattivo, Berlusconi, infatti si muove in maniera perfettamente speculare. Ogni mossa mediatica che fa lui riecheggia come un tuono sui media. Mentre Bersani parla per metafore idiote o si fa fotografare ai convegni prendendo in braccio bambini di colore. Uno spara colpi di cannone a mitraglia, l’altro pernacchie.

L’ultima bombarda di Grillo è stata, in un contesto che già più celebrativo non avrebbe potuto essere, l’aver maltrattato la stampa mainstream. I blog e i giornali sono esplosi. Solidarietà dalle associazioni di categoria estere, indignamenti, esternazioni. Ancora una volta ha rubato la scena. Come fa Berlusconi quando dice che Mussolini era una brava persona, o fa le battute pecorecce addosso a una hostess davanti a migliaia di gonzi grufolanti. L’importante non è il contenuto del messaggio, ma l’intensità del segnale. È marketing in purezza. Infatti l’audience diventa effervescente, sostenitori e detrattori si fanno avanti e lo spazio comunicativo si satura, tutto a suo beneficio.

Perfino una come Debora Billi, blogger indipendente che io stimo, ha preso le difese dell’ultima mossa dell’ex comico. Il succo della difesa della Billi, che non fa mistero del suo endorsement nei confronti del Movimento, è che Grillo fa benissimo a censurare la stampa di regime perché è stampa di regime. Lo ha riempito di fango e ha banalizzato o stravolto a fini strumentali ciò che diceva.

Lei, invece, una blogger indie “col cellulare da 80 euro”, è stata fatta passare. Ma attenzione: non solo è stata accolta sul palco, addirittura la folla si è aperta ai suoi piedi, è stata chiamata, issata, quasi invocata. Conclude il suo post con una frase molto interessante: «È stata un’esperienza travolgente per me, vedere la potenza della fiducia quanto è più forte di qualunque sgomitamento o pretesa o tesserino».

Potenza. Esperienza travolgente. Fiducia. Ma aldilà di queste paroline parecchio rivelatrici, qui c’è all’opera una cornice narrativa pericolosissima. Perché è identica, solo col segno cambiato, rispetto a quella di marca berlusconiana (o comunque del centrodestra che ha governato per quasi tutto questo ventennio).

È la stessa tattica dei vari esponenti e corifei berlusconiani, quando non lui in persona, che alle domande di quelli di Repubblica o del Fatto dicevano: con voi non ci parlo. La stampa però non si contrasta nei suoi effetti negativi e indesiderati con una profilassi censoria. Perché queste sono le premesse per un nuovo editto bulgaro. La stampa si gestisce come ha fatto Berlusconi in quest’ultima campagna elettorale. Qui il maestro segna un chiaro distacco dal pur capace allievo.

Quando, per esempio, il cavaliere è andato da Santoro, malgrado quest’ultimo sia suo acerrimo nemico. Perchè Santoro è un giornalista come tutti gli altri, a volte anche meno, e come tutti non sa resistere alla prospettiva di realizzare millemiliardi di audience. Perché? Perché il frame generale alla lunga è sempre il profitto, ed è un frame nel quale Berlusconi gioca in casa, non Santoro, che invece gioca nella squadra della sinistra dove il profitto non è il bene assoluto. Ecco perché entro il frame mediatico NON PUO’ non vincere Berlusconi. Santoro avrebbe dovuto sapere che Berlusconi, come Zodiac il serial killer, vive nelle pagine dei giornali e dalle vibrazioni dei media, qualsiasi vibrazione, trae la sua forza, la sua immanenza. Eppure, magari anche per narcisismo professionale (altro frame in cui Berlusconi ha un master) lo ha ospitato, facendo il suo gioco.

Un’ultima domanda: perché Sky è stata ammessa? È forse stampa indie? Dipende dal fatto che Sky fa capo a Murdoch, che è un competitor naturale di Mediaset?

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