Estinzione per debiti

tumblr_mf05edHjbI1rdq2opo1_500

Tra qualche migliaio di anni qualcuno ci studierà come noi oggi studiamo i dinosauri. Perché non esistono più gli uomini? Perché si sono estinti. Perche si sono estinti? Per i debiti. Ecco, non un meteorite o una glaciazione, come per i T-Rex; molto più squallidamente, i buffi. Troppi, fino a morirne.

Che il debito fosse qualcosa di letale, non solo per il singolo che lo contrae, ma per il sistema intero che si destabilizza, è una consapevolezza che apparteneva già alla saggezza degli antichi. Il primo esempio di codice della storia dell’umanità, quello di Hammurabi, risalente al 1750 a.C., già prevedeva una normativa che ribilanciasse le polarizzazioni della ricchezza create dal debito; polarizzazioni che, se non controllate, potevano sfasciare la struttura sociale. La pratica della tabula rasa, ossia la cancellazione del debito degli agricoltori in caso di calamità naturali era pratica comune già allora e tale rimase anche ai tempi, per dirne un’altra, del faraone Bakenranef (700 a.C.). Costui era un tipo parecchio lucido per essere un dio in terra. Dovendo affrontare un’invasione dalla vicina Etiopia, proclamò l’amnistia dei debiti e in seguito abolì la schiavitù da indebitamento. Il suo principio era adamantino: il corpo dei cittadini (che all’occasione diventavano guerrieri e proteggevano la nazione) doveva appartenere allo Stato. Non era ammissibile che finissero in galera per debiti contratti da privati. La cui avidità avrebbe potuto mettere in pericolo la stessa stabilità sociale. Anche gli imperatori romani bruciavano i registri fiscali per prevenire una crisi.

Con il passaggio alle moderne democrazie la cancellazione del debito divenne più difficile, per il maggior peso degli attori privati nell’economia. Le oligarchie finanziarie videro gli stati democratici come le mosche guardano il miele, per un motivo molto semplice: mentre è difficile farsi restituire i soldi da un monarca morto o che punta i piedi (cosa che ai Bardi e ai Peruzzi costò il fallimento, quando il re d’Inghilterra Edoardo III non restituì loro l’oceano di fiorini che si era fatto prestare), è molto più difficile per un paese democratico sfuggire ai propri oneri di debitore. Perché il debito del governante diventa il debito dello Stato. È qui che la storia prende un’impennata, che si comincia a sentire puzza di trama catastrofista. Il debito si trasforma in qualcosa di metafisico, diventa qualcosa di superiore per diritto alla stessa fisiologia della collettività. Non onorarlo è una specie di stortura ontologica, una frattura nell’ordine del mondo. Non può essere cancellato, in virtù di un bene o di un fine superiore; una volta messo in moto il meccanismo dell’obbligazione, essa va avanti fino a che non avverrà il ripagamento. È così che nasce il concetto di debito odioso.

Un debito odioso, o illegittimo, è un debito contratto da un governo non negli interessi del popolo, ma che questo è forzato successivamente a pagare, anche dopo che tale governo non è più in carica. La prima volta che la dottrina del debito odioso divenne vera giurisprudenza fu con la fine della guerra ispano-americana: nel 1898 gli Stati Uniti rigettarono gli oneri finanziari che Cuba aveva contratto con la Spagna, malgrado le ovvie resistenze di quest’ultima. Successe di nuovo con l’Argentina, dopo il crac del 2001, e poi ancora con il debito iracheno, nel 2003, quando l’America si dichiarò non intenzionata ad accollarsi i miliardi di dollari di passività accumulati da Saddam Hussein. Cosa piuttosto interessante, non si invocò in quel caso l’illegittimità del debito contratto dal dittatore, quanto l’impossibilità di poterlo ripagare nell’ottica di una efficace ricostruzione del Paese. Come a dire che pagare avrebbe significato non fare gli interessi del popolo iracheno. Uno potrebbe pensare a questo punto che derogare agli obblighi imposti dai creditori sia appannaggio soltanto di chi tiene il coltello dalla parte del manico, come nel caso degli strapotenti USA. Eppure non solo c’è il caso argentino a smentire tale idea, ma quella stessa nazione sudamericana, nel 2001, si trovò a dover impugnare un caso risalente a più di 70 anni prima, un caso che aveva fatto giurisprudenza addirittura nell’ambito dell’allora Società delle Nazioni. Era il 1938 ed era proprio vicino casa nostra, in Grecia.

Il dittatore greco Joannis Metaxas si rifiutò di estinguere un imponente debito contratto con la Société Commerciale de Belgique. Metaxas fu citato in giudizio dal Belgio di fronte alla Società delle Nazioni, ma lui difese la propria posizione con la fermezza della logica. Asserì che per estinguerlo avrebbe trascinato in povertà il suo popolo, disarticolando la struttura stessa dello Stato di cui lui, prima di tutto, doveva fare gli interessi. Contro ogni pronostico, la Società delle Nazioni gli diede ragione e il debito non fu mai ripagato. Fu proprio questo caso che Cristina Kirchner impugnò per iniziare a risollevare le sorti dell’Argentina.

Tempi comunque lontani rispetto ai nostri. Quelli nei quali un governo tecnico, salito al potere sull’onda dell’emergenza finanziaria per salvarci tutti dal baratro dello spread, invece di scartabellare la giurisprudenza in lungo e in largo, in cerca di ogni possibile appiglio legale per salvarci dalla recessione, si fa garante non dell’Italia ma delle istituzioni finanziarie (private) creditrici dell’Italia. Ma appunto si tratta di altri tempi: nel 1938 non c’era l’Unione Europea, quella che ha vinto il Nobel per la pace. In questi nuovi tempi si può morire non di malattia, non di guerra e neppure per le catastrofi planetarie. Siamo sopravvissuti alla fine del calendario Maya, ma rischiamo di fare una brutta fine per motivi ancora più assurdi. Per un debito che non potremo mai estinguere e che alla lunga potrebbe estinguere noi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...