We are an image of the future

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Domenica scorsa compare questo post sul controverso blog di Sergio Di Cori Modigliani sulla situazione greca:

Titolo: Amnesty International denuncia il governo e la polizia greca per torture. La Grecia è collassata. Ma a noi non lo dicono perchè siamo in campagna elettorale.

Oggi, martedì, affiora quest’altro pezzo su Valigia Blu (molto meno controverso sito di controinfo):

Titolo: Ci dispiace, Internet: la Grecia non è ‘crollata definitivamente’.

Io avevo ripostato il link del primo pezzo su Facebook. Sono anni che con una certa frequenza getto un occhio sempre più preoccupato su quello che accade oltre Adriatico. Quando ho letto il post di Modigliani l’ho trovato così consistente con quello che già sapevo da non avermi neppure meravigliato. Tutt’al più ho sbuffato per gli ormai noti istrionismi del blogger, enfatico, logorroico e quant’altro. Ma il quadro che dipingeva mi tornava eccome. Quando ho trovato il pezzo di Valigiablu che lo sbufalava pesantemente, ho deciso di rifarmi i conti da me, mouse alla mano. Ecco quello che è venuto fuori.

Ricapitolando: non si tratta di assalti ai supermercati, ma di espopri organizzati da gruppi anarchici (e non da ieri) che poi distribuiscono quanto preso alla gente in fila per fare la spesa. Come si legge nel link che gentilmente ci fornisce Valigiablu stessa:

“In Athens we usually did these expropriations close to open air markets, when lots of people were outside shopping. That way we would not have to go far to find a place where lots of people were gathered to leave the food. After we did this a few times, when the people saw us, they would cry out excitedly “It’s them! It’s them!” and they would cheer us and they were very happy to take our food. It was a nice feeling, to include all these people in our illegality.”

Eppure lo stesso post di Valigiablu poi prova a ridicolizzare la dinamica scrivendo di un

“vaneggiamento fanciullesco sui ladri che «rubano ciò che possono» e lo «dividono con la gente che va a fare la spesa» (e perché non con quelli che prendono il caffè, allora?)”. Complimenti.

In secondo luogo: non si tratterebbe di una rivolta degli agricoltori che distribuiscono ortaggi alla povera gente per motivi umanitari, ma di una protesta per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’aumento dei prezzi dei carburanti. Ciò che resta però, al di là della questione lanacaprinesca rivolta/protesta, sono le immagini di gente, un sacco di gente, che si accalca attorno al camion per prendere buste di pomodori. Sono scene che non possono essere smentite e che fanno impressione. Così come mi fa impressione l’attenzione che qualcuno qui da noi mette nel tentare di sminuirne l’impatto, le implicazioni o il contesto.

E neppure si può avere l’ardire di paragonare la loro protesta per l’aumento delle accise sui carburanti alle nostre sagre popolari mafiodirette come quella dei forconi in Sicilia. In Grecia il prezzo del gas da riscaldamento è salito di oltre il 50% dal 2009, soprattutto per l’incidenza della tassazione statale. Questo fatto sta impattando sulla società greca a vari livelli. Innanzitutto l’aumento della gente a cui lo Stato sta tagliando l’erogazione: in questo post si parla di 30mila utenze cancellate al mese.

In quest’altro link si mette l’accento sul fatto che Stournaras, ministro delle Finanze (e banchiere) nega la possibilità da parte del governo di erogare altri sussidi per venire in aiuto ai greci che patiscono il freddo. La sua proposta è semplicemente «To be patient for another year and wait out the cold». Aspettate che passi l’inverno. Geniale.

La gente però è meno geniale e si sta organizzando come farebbe chiunque dotato di un cervello e preso nella morsa del freddo: stanno bruciando quello che trovano. Come si legge nel Wall Street Journal ma non solo, cominciano ad arrivare i contraccolpi anche a livello ambientale. Una cappa terribile di fumo da legna, plastica e quant’altro avvolge i cieli greci, ovviamente con ricadute tossiche, almeno potenzialmente.

A questo proposito SKAI TV di Atene ha detto che «Un gruppo di scienziati di sette centri di ricerca entro il 10 febbraio dovranno analizzare lo smog in diverse città per valutare l’impatto ambientale di un maggior uso di camini e stufe a legna.  Gli scienziati, insieme al Centro per il Controllo delle Malattie e la Prevenzione, hanno verificato che bruciare legna in casa provoca un inquinamento dell’aria 30 volte maggiore rispetto all’utilizzo di combustibili bruciati in caldaie con manutenzione controllata.  Hanno scoperto anche che le concentrazioni di particolato di fumo da legna nell’atmosfera è aumentato del 200% da dicembre 2010 a dicembre 2012, e di notte ancora di più. Il Centro di Controllo è preoccupato perché l’aumento dell’inquinamento dell’aria può provocare problemi respiratori e allergie che aggravandosi arrecano danni al sistema neurologico e riproduttivo».

Per non parlare di quei fessi degli ambientalisti che si preoccupano degli alberi e dello stato di parchi e riserve naturali pesantemente sotto assedio.

Parliamo della repressione delle forze di polizia. La stessa Valigiablu ammette che è tutto vero, limitandosi a smentire solo la parte della denuncia/confessione del “poliziotto scrivano”. Tutto il resto, compreso l’uso del fotoritocco e il valore politico della rapina di Kozani, non è in discussione.

Una sola aggiunta da parte mia.

Se si dà un’occhiata a questo video che mostra parte dell’arresto dei giovani rapinatori, si può notare un paio di cose. La prima è l’enorme dispiego di forze speciali utilizzate per condurre in questura (almeno così sembra dalle immagini) due pischelli di poco più di vent’anni, legati, pesti di botte ma ancora non domi (entrambi continuano a urlare rivendicazioni e slogan anarchici a favore di telecamera).

La seconda è che quella stessa telecamera non solo non è amatoriale ma non viene neppure ostacolato il lavoro del videoreporter. Anzi, a ben vedere, sembra che le teste di cuoio facciano di tutto per essere visti, perché lo show dell’intimidazione faccia il giro del paese. È stato proprio questo show, orchestrato con la verosimile sinergia di polizia e stampa, a regalarmi il brivido più lungo.

Per quanto riguarda Amnesty: la balla starebbe nel fatto che non sia «piombata sul posto coi suoi ispettori» ma, ovviamente, si sia limitata a mandare un comunicato stampa.

Questo sarebbe quanto.

Io non so quali siano le motivazioni che hanno portato Valigiablu a scrivere questo articolo di dubbio valore giornalistico. Non so immaginare per quale motivo un collettivo di gente che ha l’obiettivo di riformare il giornalismo in maniera etica (come mi pare loro dicano di voler fare) possa aver sentito il bisogno di calmierare l’opinione nostrana su un orrore indicibile che sta avendo luogo a soli mille chilometri da qui e su cui già nessuno straccio di giornale mainstream sta parlando.

A me sembra una cosa un po’ criminale, ma forse mi sbaglio, forse è solo questo: che adesso sinonimo di giornalismo tosto sta sempre più diventando l’attività di sbufalamento per partito preso. Più un post si diffonde, più quindi fa fico e fa merito adoperarsi per sputtanarlo. Ma questo, alla fine, non quello di Di Cori Modigliani (pur discutibile, volendo), è giornalismo da Facebook.

Quello che accade in Grecia lo hanno riassunto bene gli anarchici nel titolo – bellissimo – della  loro opera del 2010: WE ARE AN IMAGE OF THE FUTURE. Non mostrare quest’immagine, tenerla il più possibile lontana dalla coscienza degli elettori, ha ovviamente un significato politico.

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