Tecnomorfi – terza parte

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[le prime due parti di questo post sono qui e qui]

3. L’UOMO VENUTO DA LONTANO

Si chiama Gianroberto Casaleggio. Professionalmente parlando, nasce nella Olivetti di Roberto Colaninno, poi diventa amministratore delegato di Webegg, gruppo multidisciplinare che offre consulenze alle aziende per potenziarsi attraverso strategie di rete e penetrare efficacemente nel mercato con la presenza su internet.

La Webegg è controllata al 70% da IT Telecom SpA, che è a sua volta controllata al 100% da Telecom Italia. Dopo vari passaggi societari e fusioni, Casaleggio nel 2004 esce da Webegg e dà vita con altri 4 soci alla Casaleggio e Associati. Tre di questi soci hanno ricoperto importanti incarichi presso Webegg, il quarto è suo fratello Davide. Un anno dopo, nel 2005, parte il blog del comico Beppe Grillo. Quando Grillo parlava dei “5 ragazzi che gli dànno una mano col blog”, stava parlando di questi 5 professionisti.

La Casaleggio & A. ha almeno due grandi frecce al suo arco, due qualità che fanno molto gola ai suoi clienti. In primo luogo il know-how dei suoi soci, ferrati in materia di strategie di marketing virale e di web business, in un mondo in cui le compagnie si stanno velocemente rendendo conto che non essere in rete significa non esistere, e, conseguentemente, come ci si sta può fare la differenza. In secondo luogo, la rete di contatti.

Uno dei soci di Casaleggio è Enrico Sassoon. Sassoon è stato amministratore delegato della American Chamber of Commerce in Italy, una specie di organizzazione lobbystica delle corporation americane in Italia. Tra i nomi di spicco nel suo consiglio figurano molti nomi in comune con l’Aspen Institute, think tank internazionale non governativo finanziato da fondazioni come Rockefeller, attualmente presieduto da Giulio Tremonti e al cui board siedono personalità del calibro di Gianni Letta.

Non basta. Sassoon è stato anche direttore responsabile della rivista Affari Internazionali, nella cui redazione figurano firme come quelle di Tommaso Padoa Schioppa, Mario Monti, Innocenzo Cipolletta e Giorgio Napolitano.

Anche le partnership di Casaleggio & A. sono parecchio interessanti. Uno dei brand a cui è più legato lavorativamente è Enamics, che elabora strategie di presenza e pressione sul mercato per marchi come J.P. Morgan, Northrop Grumman, l’American Financial Group e il Dipartimento del Tesoro USA. La creatura di Gianroberto Casaleggio non fa mistero di seguire le orme di un’altra compagnia che in america ha fatto scuola sin dal 1993. È specializzata in web lobbying e web marketing, ed è un pioniere nel campo sin da quando la rete era una realtà magmatica e sconosciuta ai più. Un gran numero di corporazioni ha odorato presto che internet poteva tornare utile all’espansioni dei loro commerci, dal momento che, per la poca popolarità dei prodotti venduti, avevano bisogno di canali promozionali alternativi ai media tradizionali. Stiamo parlando di nomi come Monsanto (OGM), Philip Morris, Amoco (petrolchimica), produttori di armi. Questa compagnia apripista si chiama Bivings Group. È lei che si occupa di fornire a corporation che producono beni e servizi poco popolari dei canali “occulti” per spingere le proprie merci. Siamo agli albori – e alle basi – del marketing virale.

In due parole, il marketing virale si basa sul principio che il vettore pubblicitario migliore sia la gente. Se opportunamente addestrate e organizzate, un numero limitato di persone può innescare una propagazione pubblicitaria portata poi avanti da un numero sterminato di altri soggetti. Che non sanno di stare propagandando un prodotto. In tutto questo processo, infatti, se l’azienda rimane occulta agli occhi dei vettori, il successo è più probabile. Il committente deve restare nell’ombra, il vettore non deve sapere che sta di fatto “lavorando”, tantomeno per chi.

Il Viral marketing, di cui internet è il naturale dominio d’elezione, si basa anche su un altro principio: in rete il 90% dei contenuti è creato dal 10% dei soggetti. Entra in gioco l’idea dell’influencer. Per quanto possa sembrare un termine grosso modo innocuo, la sola idea che esista la figura dell’influencer in internet – e che possa esser sfruttato per fini eteronomi – mina alla base una delle fedi laiche più in rapida ascesa nel nostro pianeta. Quella della democraticità di internet.

[segue]

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2 thoughts on “Tecnomorfi – terza parte

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